MARCO SBARRA SCRIVE

MONTEPASCHINI, VIL RAZZA DANNATA

Don Abbondio proclamato santo patrono dei dipendenti MPS

Dottor Viola, Le piace vincere facile, eh?

Ancora una volta, con il colpo da 1,79 milioni di euro più il bonus da 1,2 milioni che Le arriverà come importo transattivo una volta andato a buon fine il prossimo aumento di capitale, ha fornito la prova che il nobile principio “nemo legibus solutus” è ritenuto, in certi ambienti dove il sole non tramonta mai, come un fastidioso e vuoto esercizio dialettico.

I potenti (e i prepotenti) pensano infatti che loro non abbiano regole da seguire, ma solo da imporre.

Comunque, caro collega Viola, non voglio assolutamente censurare il Suo comportamento, né stracciarmi le vesti. Lei cura semplicemente il Suo interesse di Amministratore Delegato/Direttore Generale, come è nella logica di questi casi, senza preoccuparsi troppo, diciamo così, del contesto.

E lo può fare in tutta tranquillità perché sa bene che alle pendici del Monte si distende una prateria sterminata  dove può scorrazzare a Suo piacimento senza incontrare resistenza alcuna, visto che non si trova di fronte un benché minimo “contropotere” che possa mettere legittimamente in discussione o limitare le Sue determinazioni.

 

Il Sindacato? Nell’Azienda non esiste un’organizzazione degna di questo nome. E ora toccherà pure sorbirci il solito stucchevole pistolotto ipocrita di condanna del Suo “ben meritato” riconoscimento economico da parte di qualche sigla dei compagni di merende dell’Azienda.

 

I dipendenti, i mitici montepaschini, che Lei è solito lodare ad ogni piè sospinto?

Parliamone tranquillamente. Sono gli unici soggetti a pagare, incolpevolmente, le conseguenze del buco megagalattico indotto dall’acquisto di Antonveneta. Ora, qualcuno mi dirà, di fronte al Direttore Generale che si regala un premio super, vedrai che finalmente faranno fuoco e fiamme.

Povero grullo, ma non sai che nel Monte lavorano migliaia di persone con le polveri bagnate, che si considerano paria da terzo mondo e, pur sgobbando a capo chino tutto il giorno tra mille difficoltà, rinunciano volontariamente all’esercizio dei propri diritti e accettano ogni input aziendale, legittimo o no che sia, senza colpo ferire?

 

Sospinti da magiche parole d’ordine quali “Il vento sta cambiando” o “Avanti tutta, il momento del riscatto è cominciato” e tremebondi per le larvate minacce ricevute alla stregua di “Se non sfruttiamo questo momento magico…non avremo attenuanti, si sono visti affidare l’immane compito di risollevare le sorti del Monte.

Naturalmente, se ciò non dovesse accadere, la responsabilità dell’insuccesso verrebbe ascritta a  loro. Tanto chi si azzarderebbe ad aprire bocca?

 

Ma chi si aspetta che io lanci invettive nei confronti del nostro collega Viola si sbaglia alla grande.

Voglio applaudirlo invece, perché è riuscito, con indubbia classe, a tutelare i suoi interessi. Non è certo colpa sua se i montepaschini adorano il Monte come un dio terribile, capace di incenerire chiunque di loro osi dissentire. Loro non camminano ma procedono a carponi, non parlano ma sussurrano, non si difendono dai soprusi e dalle ingiustizie ma offrono con il sorriso sulle labbra la loro testa al carnefice. Le tutele giuridiche di cui dispongono? Sì, e se poi l’Azienda manda i carri armati in Piazza Aranci a Massa?

Sono usi tremare non solo al pensiero ardimentoso di prendere d’assalto Piazza Salimbeni, ma perdono la favella pure di fronte ad umiliazioni e prevaricazioni.

 

Aspettano sempre la discesa di un deus ex machina, partito o sindacato che sia, che tolga le castagne dal fuoco, ma vista l’aria che tira non è rimasto loro altro da fare che sperare nella Provvidenza.

Sono come struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia e si rifiutano ostinatamente di leggere i segni dei tempi, preferendo fanciullescamente ignorare la realtà e rallegrarsi perché il peggio, per ora, è toccato a qualche altro collega.

 

La dignità personale? Non va più di moda.

 

Caro collega Viola, mi dia retta, si rilassi. Anzi, fossi in Lei non mancherei di adeguare verso l’alto la sua remunerazione, che ancora non rende giustizia ai suoi meriti. Il peggio che Le potrebbe capitare sarebbe quello di leggere una qualche infuocata intemerata online a firma criptata di qualche spavaldo dipendente. Ma non si preoccupi, vedrà che  l’indomani mattina quello nel proprio ufficio ritornerà quel dolce agnellino che è, pronto ad accettare, per il bene dell’Azienda s’intende, anche gli schiaffi in faccia.

 

In questi ultimi due anni ho parlato delle iniziative legali a tutela dei dipendenti lanciate sul Cittadino online a centinaia e centinaia di colleghi, ed ho avuto modo di constatare come l’ignavia e la paura regnino quasi del tutto incontrastate, ma devo dire che la caratteristica che più mi ha colpito è stata l’ipocrisia dispensata per giustificare il disimpegno.

Nemmeno una volta ho sentito il collega ammettere sinceramente: “scusami, ma non ho il coraggio di agire allo scoperto”. Lo so, è dura ammettere di essere dei Don Abbondio, ma credo che non si possa mentire troppo a lungo alla propria coscienza.

 

Però Dottor Viola, sbaglierebbe a pensare che per l’Azienda  le Risorse Umane siano tutte rose e fiori.

Ora però non s’inquieti. Le garantisco che non ci sono talebani tra le fila dei suoi colleghi e nemmeno eroi, ma solo persone che ancora credono nel valore del libero arbitrio e nel dovere di difendere i propri diritti. E’ un gruppo costituito da  lavoratori che non hanno paura di scendere in campo con nome e cognome per mettere alla sbarra Mussari & Co., ma, a scelta, anche Lei e Profumo in quanto rappresentanti della Banca, per dire NO alla clamorosa ingiustizia subita da parte dell’Azienda.

Mi riferisco naturalmente alle azioni legali di tutela che già sono in corso.

 

Attendiamo serenamente le decisioni del GUP del processo Antonveneta sull’ammissibilità della nostra costituzione di parte civile: se andrà secondo i nostri auspici, caro collega Viola avremo il piacere di incrociare le nostre strade.

Le garantisco che ci batteremo con tutte le nostre forze perché venga fatta piena luce sul caso Antonveneta e perché anche l’Azienda si faccia carico di tutti di danni da noi subiti.

A viso aperto, come si conviene tra uomini di pari dignità.

Con i miei rispetti.

 

Marco Sbarra

 

P.S. Invito i colleghi montepaschini, tanti o pochi che siano, che non si riconoscono nei tratti da me descritti e che desiderano battersi con coraggio per difendere i propri diritti contro  le eventuali illegittimità o prevaricazioni perpetrate dall’Azienda a contattarmi al numero 366/2119410 o all’indirizzo mail causamontepaschini@libero.it  per valutare iniziative comuni.

Grazie.

 

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