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GESTIONE RIFIUTI: VALENTINI E RONCHI PER NON METTERE IN IMBARAZZO IL PD, EVITANO DI PORTARE LA GRAVE VICENDA IN CONSIGLIO COMUNALE

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Uno scandalo, quello emerso dai primi passi dell’inchiesta della procura di Firenze, che potrebbe deflagare ancor più pesantemente. Il primo segnale che qualcosa di corposo sia stato trovato dagli inquirenti arriva con la decisione del tribunale del riesame, che ha confermato gli arresti domiciliari all’ex direttore dell’Ato sud Toscana, Andrea Corti. L’altro segnale era arrivato dall’autorità anticorruzione che pochi giorni fa, aveva acceso un faro su Sei Toscana, mentre  ieri, si sono dimessi tutti i membri del cda di Sei Toscana, compreso il presidente Paolini (tanto voluto da Valentini e dal PD senese).

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In tutta questa vicenda si segnalano i silenzi imbarazzanti del sindaco di Siena, Valentini Bruno e dei consiglieri comunali di maggioranza. Mentra a Arezzo e Grossetto, sindaci e consiglieri, si sono mobilitati per fare chiarezza, a Siena il sindaco Valentini e il presidente del consiglio comunale Ronchi, entrambi del PD, per non mettere il proprio partito in imbarazzo politico, evitano di convocare un consiglio comunale urgente sulla questione dei rifiuti.
Perchè questo “rifiuto”?

L’ex presidente di Sienambiente (socio di Sei Toscana) Fabrizio Vigni (PD) è tra gli indagati, e dopo le dimissioni del Vigni, gli enti locali lo hanno sostituito con un altro del PD, il sig. Fabbrini. Dopo il Vigni, anche l’amministratore di Sienambiente non è più in carica, a seguito del provvedimento di interdizione da parte della magistratura.
Di fatto il centro di potere della gestione dei rifiuti era delegato alle istituzioni senesi e gli uomini del PD nominati nelle varie società.
Poi ci sarebbe quella questione dei prezzi dei sacchetti dei rifiuti. Insomma, ci sono tante cose da chiarire, ma Ronchi e Valentini, fanno quadrato per non mettere in imbarazzo il PD.
Qui le puntate precedenti sui rifiuti: uno, due e tre.

A questo punto perchè i consiglieri di opposizione non chiedono un consiglio comunale urgente? La stessa cosa potrebbero farla tutti i consiglieri comunali dei comuni della provincia di Siena. Perchè tutta questa omertà sulla vicenda rifiuti?

SEI…UN SACCO CARO….

Si arricchisce di particolari la vicenda giudiziaria riguardante la gestione dei rifiuti nella Toscana del sud, si potrebbe dire, in quanto cittadini paganti un servizio, che ce lo hanno messo nel…sacco bene bene. A leggere l’articolo, che vi riportiamo qui sotto, possiamo dedurre che alla fine eravamo proprio noi sudditi delle province i Siena, Arezzo e Grosseto, a pagare lo scotto maggiore per una gestione di questo servizio a dir poco “allegra”.

Riteniamo fondamentale a questo punto, l’azzeramento dei vertici di Sei e di Sienambiente, e una verifica dei costi del servizio ai cittadini. Ora leggetevi l’articolo; i protagonisti della vicenda sembra proprio si siano infilati in un cul de sac…

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GESTIONE RIFIUTI: SE QUELLO CHE SCRIVONO I SINDACATI E’ VERO URGE CHIEDERE CHIARIMENTIAI SINDACI NELLE SEDI ISTITUZIONALI. CHI HA VERIFICATO I REALI COSTI PER I CITTADINI?

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La vicenda dell’Ato sud Toscana e la gara per la gestione dei rifiuti sta assumendo contorni, tra inchiesta giudiziaria e accuse politiche, di una gravità molto superiore a quella raccontata nei mesi scorsi. Nel documento firmato congiuntamente dai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil di Grosseto e diffuso pubblicamente, tralasciando gli aspetti politici-sindacali, viene lanciata una pesante accusa dai risvolti, a nostro avviso, non solo politici. I tre segretari scrivono: “L’Ato rifiuti Toscana Sud è rimasto per ben due anni senza presidente perché i Comuni non sono stati in grado di trovare un accordo né sui nomi, né sulle strategie. Gli stessi sindaci, inoltre, attraverso i contratti di servizio hanno sottoscritto con il gestore del ciclo dei rifiuti gli obiettivi di raccolta differenziata che intendono raggiungere nel periodo di riferimento, e pertanto non possono scoprire a posteriori che questa costa troppo. Infine, i Comuni portano la responsabilità della mancata approvazione di un vero piano industriale dell’Ato rifiuti Toscana sud, che è il presupposto per un’efficiente gestione del ciclo integrato dei rifiuti”.

Dalle pesanti accuse alcune domande che necessitano di risposte urgenti.

Se è vero che manca un piano industriale dell’Ato, in base a quale documento formale dello stesso Ato è stata impostata la gara per l’affidamento della gestione? E senza un piano industriale come sono stati calcolati costi e programmazione pluriennali?

Quando i sindaci hanno sottoscritto i contratti di servizio con il gestore del ciclo dei rifiuti in base a quale calcolo o pianificazione economica hanno accettato i costi che poi ricadono sui cittadini?

I sindaci che fanno parte degli organi dell’Ato hanno mai verificato formalmente l’operato del direttore generale dell’Ato?

Sempre nel documento dei sindacati viene evidenziata questa vicenda e a nostro avviso merita una risposta urgente dalle istituzioni. Scrivono: ”Come sindacato abbiamo criticato ferocemente la decisione dei sindaci di vendere a Ecolat i debiti di Coseca, quella di frazionare la gestione del ciclo integrato fra le aziende socie di Sei Toscana all’interno della stessa area vasta, e abbiamo più volte sollevato il problema, irrisolto, del dimensionamento dell’impiantistica a servizio del Piano dei rifiuti, consapevoli che tutto questo avrebbe portato a una cattiva gestione con l’aumento delle tariffe per i cittadini, ma per qualcuno anche degli utili. Problemi che se non gestiti, mettono a rischio i posti di lavoro degli addetti al ciclo dei rifiuti”.

In conclusione, o smentite queste accuse dei sindacati oppure chi di dovere convochi i sindaci interessati per capire se è stato recato un danno economico agli enti e soprattutto ai cittadini. Le chiacchere stanno a zero.

 

TRA ASSOLUZIONI E ATO: LA CHIAREZZA ASSENTE!

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Il 28 gennaio del 2016, il sig. Valentini Bruno, sindaco pro-tempore del comune di Siena, in merito alla gara pubblica d’appalto sul servizio dei rifiuti dell’Ato sud Toscana, dichiarò testualmente: ”Noi siamo davanti a una gara pubblica che per vent’anni ha affidato un servizio attraverso una procedura trasparente, che è un riferimento in Italia per aver messo in sicurezza un sistema”.

Il giorno 11 novembre 2016, a seguito dell’inchiesta della procura di Firenze e della Guardi di Finanza, partono i primi provvedimenti giudiziari che si concludono con l’arresto del direttore generale dell’Ato sud Toscana e con altri provvedimenti interdittivi che colpiscono l’amministratore delegato di Sienambiente Marco Buzzichelli e quello di Sei Toscana Eros Organni. L’inchiesta riguarda la stessa gara d’appalto elogiata istituzionalmente dal sindaco Valentini e rispetto a quanto dichiarato dal pro-tempore, la Guardia di Finanza mette in evidenza “un sistema di “commistione” tra controllori e controllati per cui gli indagati avevano concordato preliminarmente, nonostante i ruoli distinti ed incompatibili fra loro, i dettagli della procedura di aggiudicazione nonchè la redazione materiale dei documenti. Così, in una conferenza stampa, gli inquirenti hanno spiegato che di fatto il bando di gara era strutturato “su misura” per favorire il raggruppamento con a capo Sienambiente e per scoraggiare eventuali altri concorrenti inserendo nel bando stesso clausole particolarmente vessatorie. L’appalto nel 2013 fu effettivamente aggiudicato a Sienambiente con un consorzio di 6 imprese”.

La prima domanda è rivolta al sig. Valentini, e per lui non sarà difficile chiarire in basi a quali elementi e informazioni dirette affermò che la procedura era trasparente e in base a quali criteri avevano “messo in sicurezza un sistema”?

E sempre al Valentini un altra domanda. Come mai ha sponsorizzato la nomina di Eros Organni al vertice di Sei Toscana e quella di Alessandro Fabbrini a quello di Sienambiente? E come mai il sig. Fabbrini ricopre un numero cosi alto di incarichi? Leggi qui.

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Nel marzo 2016, sempre per il solito appalto, tra i primi indagati compare Vigni Fabrizio, allora presidente di Sienambiente e vicepresidente di Sei Toscana, oltre che esponente politico dello stesso partito di Valentini, il PD.

Dopo la notizia dell’indagine Fabrizio Vigni si dimette e leggete cosa dichiarò l’amministratore delegato di Sienambiente Marco Buzzichelli: ”Siamo certi della correttezza delle azioni e degli atti che come mandataria del raggruppamento di imprese abbiamo compiuto in tutte le fasi della procedura di gara. Abbiamo fornito tutta la documentazione che servirà a dimostrare l’estraneità della Società e del Presidente Vigni, come suo legale rappresentante, rispetto a qualsiasi rilievo di illegittimità. Ringrazio Fabrizio Vigni che con la sua scelta etica racconta la correttezza dell’uomo e del manager consapevole del suo ruolo anche pubblico. Non sarà facile sostituire in Sienambiente le sue capacità. Opereremo con assoluta serenità nello svolgere il nostro lavoro quotidiano e anche per difendere la reputazione della nostra società e del suo presidente”.

Il giorno 11 novembre 2016 lo stesso Buzzichelli viene colpito da provvedimento interdittivo da parte della magistratura, in merito alla stessa inchiesta che portò Vigni alle dimissioni. Ora chi le spende due parole per Buzzichelli?

Ieri, 12 novembre 2016, addirittura il piddino Rossi Enrico, governatore della Toscana ha dichiarato: ”il quadro è grave”. Ed ha annunciato una commissione d’inchiesta regionale.

Domanda per Valentini: come mai non ha rilasciato una dichiarazione istituzionale dopo la notizia della pesante inchiesta dell’11 novembre 2016 e come mai da marzo 2016 non sono state avviate delle valutazioni per la gestione di Sienambiente e Sei Toscana? E come mai nemmeno oggi questa valutazione è stata annunciata?

Noi riteniamo che ci siano tutti gli elementi per chiedere l’azzeramento dei vertici di Sienambiente e Sei Toscana e per commissariare l’Ato sud Toscana. E soprattutto aprire una commissione d’inchiesta comunale per verificare la gestione di Sienambiente.

Concludiamo con un commento sulla notizia dell’assoluzione di Valentini Bruno in merito a un filone d’inchiesta su questioni relative al mandato di sindaco di Monteriggioni. Sul piano personale ci fa piacere per lui aver chiarito il profilo penale, sul piano politico il sig. Valentini non ha ancora chiarito come mai durante il suo mandato di sindaco di Monteriggioni succedevano certe cose. E sempre per la trasparenza, che lui evoca sempre, con questo procedimento finto con l’assoluzione, si sono concluse tutte le sue pendenze in merito ai filoni d’inchiesta sulle vicende di Monteriggioni?

Infine, visto sia il sig. Valentini che alcuni suoi sostenitori e altri aggrovigliati storici, dopo l’assoluzione hanno gridato al tentativo di far fuori il sindaco per via  giudiziaria, gridando al complotto, vorremmo ricordarvi che Valentini diventa sindaco dopo aver sfruttato i guai giudiziari del suo compagno di partito ed ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, altrimenti il sig. Valentini era sempre a monitorare la politica urbanistica di Monteriggioni, sapendo benissimo che “monitorare” è una parola grossa. Quindi, invece di tutta questa ipocrisia e ridicola sceneggiata politica a difesa del “puro” Valentini, perché non chiarite questa vicenda dei rifiuti e del perché accadevano quelle cose a Monteriggioni all’insaputa di Valentini?

Perché in base ai ragionamenti dei valentiniani, siccome Gabriello Mancini ex presidente della Fondazione Mps non è coinvolto in procedimenti giudiziari merita un ruolo gestionale e ringraziamenti pubblici. Si scrive Valentini Bruno ma si potrebbe scrivere Mancini Gabriello.

VALENTINI BRUNO GARANTE POLITICO DEI VERTICI DI SEI TOSCANA E SIENAMBIENTE, MENTRE A GROSSETO E AREZZO HANNO GIA’ AVVIATO LE VALUTAZIONI DOPO LO SCANDALO GIUDIZIARIO

valentini-paolini L’inchiesta relativa alla gara d’appalto dei rifiuti che ha provocato arresti e interdizioni, potrebbe sconvolgere la “quiete” istituzionale tra i comuni facenti parte dell’Ato Sud Toscana. Per quanto riguarda i dati dell’inchiesta, vi consigliamo l’attenta lettura dell’articolo del Il Fatto Quotidiano, che potete leggere qui.

Le figure di vertice coinvolte sono Andrea Corti dg dell’Ato e Eros Organni amministratore delegato di Sei Toscana, come si evince dall’articolo del Il Fatto Quotidiano che vi abbiamo linkato. Chi ha sponsorizzato le nomine dei vertici di Sei Toscana? Il principale sponsor politico e istituzionale è stato il sindaco di Siena Valentini Bruno, sia per quanto riguarda il presidente di Sei Toscana, il senese Roberto Paolini, sia l’ad  Eros Organni. Ed è proprio Valentini Bruno che dopo la notizia dell’inchiesta, sta facendo quadrato a difesa dei vertici dell’Ato e di Sei Toscana, come del resto tutti gli altri esponenti del Pd senese, compresi i consiglieri regionali Bezzini e Scaramelli. E non è finita qui, dobbiamo ricordare, che dopo le dimissioni di Fabrizio Vigni (indagato), dalla carica di presidente di Sienambiente, Valentini e Mancuso con il sostegno di Bezzini, hanno sponsorizzato la nomina, al posto del Vigni, di Alessandro Fabbrini, attuale presidente di Sienambiente. fabbrini bezzini E qui apriamo l’ennesima riflessione: Fabbrini oltre a ricoprire la carica di presidente di Sienambiente, è anche deputato della Fondazione Mps e coincidenza vuole, che la Fondazione Mps sia azionista della Sansedoni Spa e sempre della stessa Sansedoni, trovate come azionista la Unieco. E qui fate molta attenzione. La Unieco poi, la ritroverete come socio di Sei Toscana e tra i soci di Sei ci trovate ovviamente Sienambiente. Della serie stringiamoci e aggrovigliamoci. Per non parlare del fatto, già sottolineato mille volte, che Fabbrini è vice presidente della Fises e direttore delle Terme Antica Querciolaia, mentre il presidente delle Terme è il segretario provinciale del Pd senese Silvana Micheli.

Senza girarci intorno, risulta chiaramente una occupazione continua di poltrone da parte degli esponenti del Pd senese, che poi sono gli stessi, che avevano ruoli ai tempi del groviglio armonioso. Sulla gestione dei rifiuti, il peso delle nomine volute dal Pd senese è palese e mentre oggi Valentini fa quadrato, a Grosseto e ad Arezzo, le istituzioni si stanno interrogando sul da farsi, addirittura a Grosseto, il comune sta valutando di costituirsi parte civile in un eventuale processo. Come mai Valentini e alcuni esponenti del Pd senese non hanno ancora chiesto l’azzeramento dei vertici di Sei Toscana? Come mai i soggetti coinvolti non sono stati sostituiti fin dalla notizia dei provvedimenti cautelari emessi dalla magistratura? Al silenzio del Valentini si è associato anche quello di Rossi Enrico,  governatore della Toscana, come se la gestione dei rifiuti fosse una questione di poltrone e non un servizio ai cittadini.