ECCO IL NUOVO GROVIGLIO SENESE E I MOTIVI DELL’ASSALTO ALLA FONDAZIONE MPS. PARTE 2

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Vi ricordate all’indomani lo scoppio dello scandalo giudiziario e la conferma che la gestione trasversale del groviglio armonioso, con in testa il PD ed i suoi nominati, aveva spaianato il patrimonio della Banca, della Fondazione, della Mens Sana, dell’Enoteca, di Siena Biotech, etc etc? Cosa avevano promesso tutte le forze politiche e gli amministratori? Non ci sarà mai più l’ingerenza della politica sulla Banca e sulla Fondazione! Tutto questo ve lo dicevano nel 2013, oggi siamo nel 2016 e siamo ancora fermi a quel vizio nefasto del groviglio armonioso. Una premessa, prima di entrare nel merito. Non è assolutamente vero che tutti quelli del PD sono responsabili, così come quelli di altre forze politiche. E’ vero che la responsabilità politica è del PD e di quelle forze politiche di opposizione che gli hanno sempre fatto da stampella (verdiniani in testa, così come alcuni soggetti di altri gruppi di opposizione). Certe cose  non si possono cancellare, e chi ha avuto ruoli diretti e determinanti, dovrebbe avere il buon gusto di fare mille passi indietro e smetterla di pontificare come novelli eroi del bene comune. Siamo convinti che se stavolta non vi liberate degli aggrovigliati, presenti in tutte le componenti politiche della città e non la smettete con la linea della restaurazione, Siena sarà ben lontana dal potersi riprendere da tutti i disastri perpetrati dal groviglio armonioso.

minucci bisi
Procediamo con ordine. Il 24 novembre c’è stata l’assemblea degli azionisti di Banca MPS. Il 23 novembre, per non smentirsi, due rappresentanti di forze politiche diverse, hanno avuto l’intuizione di sindacare sulla nomina del nuovo membro del cda della Banca proposto dalla Fondazione MPS. Ma la politica non doveva smetterla di occuparsi delle nomine della Banca? Evidentemente, per il sindaco del PD Valentini Bruno e per l’esponente dei 5 Stelle di Siena, Romolo Semplici, la politica doveva metterci l’ultima parola. Ovviamente la Fondazione e la Banca, nel pieno rispetto delle leggi alle quali sono soggette, in quanto enti di diritto privato e società per azioni, hanno proceduto in piena autonomia. Il primo a non gradire la proposta della Fondazione è stato il sindaco Valentini. Cosa non le tornava caro sindaco e in base a cosa lei è intervenuto? La sera del 23, dal fronte dei 5 Stelle, si esprime malumore sulla nomina di Egidi, da parte del grillino Romolo Semplici. Del resto, lo stesso Romolo Semplici, ha ricevuto la “patente” (leggi qui) di vero oppositore addirittura da Bisi Stefano (leggi qui). E se lo dice il Bisi, concordiamo in pieno.
Nel post precedente (leggi qui), abbiamo riportato le dichiarazioni rese durante l’interrogatorio da Gabriello Mancini e le stesse sono utili per rapportarle alla narrazione odierna. Facciamo un passo indietro, quando fu eletto Clarich alla presidenza della Fondazione MPS. A proporre il nome di Clarich, furono Valentini Bruno e Fulvio Mancuso (lui è sempre presente) e nei giorni che videro contrapposti il Clarich con l’altra candidata Bettina Campedelli, il vicesindaco Mancuso, era iper impegnato per far passare nella deputazione generale il nome di Clarich. In quei giorni lo stesso Mancuso, incontrò alcuni deputati, per convincerli a votare Clarich. Appena nominata la nuova Deputazione Amministratrice, l’associazione del vicesindaco Mancuso, Siena Cambia (oggi Siena Attiva), fece un comunicato politico per congratularsi della nomina in questa deputazione di un membro dell’associazione, Frigerio. La famosa autonomia tra politica e Fondazione, non c’è che dire. Il PD e Siena Cambia, come ai tempi del Mancini avevano nuovamente messo le mani sulla Fondazione, purtroppo per loro, il Clarich capita l’antifona, ha scelto la strada prevista e imposta dalla legge e ha rivendicato l’autonomia dell’ente. Apriti cielo! Valentini e il Mancuso e tutto il groviglio armonioso sono saliti sul piedistallo e hanno attacco Clarich. Colpevole di cosa? Di non dar retta alla politica sulle nomine e di non aprire il rubinetto (come ai vecchi tempi) delle erogazioni a pioggia. Questo è l’oggetto del contendere, altro che etica, antipatia o simpatia di Clarich. E qui urge fare alcune domande:

  1.  Quante volte, sia con la Mansi che con il Clarich, il sindaco Valentini ha avanzato richieste di erogazioni da parte della Fondazione e per cosa?
  2. Frigerio, membro della deputazione della Fondazione è sempre iscritto a Siena Attiva e se si, considerata l’autonomia dell’ente, condivide o ha preso formalmente le distanze dal documento contro i vertici della Fondazione firmato da Siena Attiva e da altri consiglieri d’opposizione?

Rifacciamo un passo indietro. I 5 Stelle di Siena, con in testa il sig. Semplici, vorrebbero dare lezioni di opposizione a tutti e rivendicano “verità e responsabilità”. Stranamente i grillini, pur avendo avuto a disposizione la commissione d’inchiesta regionale su MPS, guidata da un consigliere dei 5 Stelle,  non hanno mai voluto convocare tutti i deputati generali della Fondazione guidata da Mancini, e in quelle deputazioni c’erano sia la moglie del vicesindaco Mancuso, sia l’altro assessore della giunta Valentini, Paolo Mazzini. Stranamente i grillini, i deputati della Fondazione non li hanno voluti convocare, però si sono precipitati a firmare il documento di Siena Attiva e  non hanno mai contestato al vicesindaco Mancuso il suo ruolo nel sistema Siena, passato e presente. E poi ti ritrovi i 5 Stelle che continuano con la proposta di chiedere al consiglio comunale una mozione per liquidare la Fondazione MPS, quando la decisione spetta in via esclusiva al MEF e quando sarebbe semplice e costruttivo pretendere il rispetto del protocollo ACRI-MEF, permettendo alla Fondazione, di operare sul territorio come tutte le altre fondazioni bancarie italiane. A Siena, sia il PD che i 5 Stelle, preferiscono buttarla in caciara  sui nomi dei vertici, con la sola funzione di impostare la campagna elettorale. Mentre la città necessità di proposte concrete e di una rottura con il groviglio. Il PD, Siena Attiva, con la stampella dei 5 Stelle, preferiscono continuare con i soliti schemi.

morello-rosignoli-ceccuzzi
Più che altro, invece di firmare quel fumoso documento di Siena Attiva, ci riferiamo a tutti i consiglieri di opposizione che hanno messo la firma (leggi qui),  perché  non ponete all’attenzione del consiglio comunale, con richiesta di notizie, su quanto pubblicato da Raffaele Ascheri in arte L’Eretico di Siena su Morello (leggi qui)?

Per chiudere una chicca sul prode Valentini Bruno. Vi ricordate la famosa polemica, sempre con Mancuso in testa e il Valentini sulle barricate, sul decreto Madia in merito alla Fises, con il renziano Valentini che chiedeva una deroga alla Madia? Ebbene, la Consulta ha bocciato la legge Madia e subito dopo il Valentini, accodandosi al coro dei renziani, ha manifestato tutta la sua contrarietà nei confronti della decisione della Consulta. Un sindaco che va in deroga rispetto alle posizione del giorno precedente. Questa è Siena.

ECCO IL NUOVO GROVIGLIO SENESE E I MOTIVI DELL’ASSALTO ALLA FONDAZIONE MPS. PARTE 1

siena cambia

Alcuni dovrebbero  vergognarsi, non solo a intervenire sulla Fondazione ma solo a pensarla un’azione del genere, non perché è vietato parlarne, ma perché erano protagonisti e sostenitori delle gestioni Mancini e Mussari e della linea politica del PD senese a trazione Ceccuzzi-Bezzini e compagnia variegata.
Chi sono i nuovi costruttori di un groviglio in salsa senese che fonda le radici nel groviglio storico? Prima il PD senese poteva contare sul sostegno politico trasversale del PDL, condizionato da Verdini; ora invece, pur in forma dilettantistica rispetto al prode Verdini, quel trasversalismo è affidato all’associazione politica che fa riferimento al piddino vicesindaco Fulvio Mancuso, la ex Siena Cambia oggi Siena Attiva con il sostegno del gruppo dirigente locale del Movimento 5 Stelle e consiglieri di altri gruppi d’opposizione. Un nuovo groviglio funzionale per il mantenimento delle stato delle cose e favorire alle prossime elezioni comunali, il solito PD guidato da coloro che hanno avallato la gestione Mussari e Mancini. Non a caso, i consiglieri d’opposizione e i dirigenti dei 5 Stelle che oggi guidano insieme al vicesindaco Mancuso l’assalto alla Fondazione MPS, sono gli stessi che invitarono la gente al mare per far perdere il candidato Eugenio Neri e far vincere il candidato del PD Valentini Bruno. Concluso quel compito funzionale al PD e al groviglio storico, ora si ripresentano per dare il colpo di grazia alla Fondazione MPS.
Conosciamoli meglio questi nuovi costruttori di groviglio. Qui ci trovate i firmatari del documento dell’associazione del vicesindaco.
Chi è Fulvio Mancuso? Oggi lo trovate nella giunta guidata da Valentini Bruno, ma prima di lui, nella giunta comunale guidata da Franco Ceccuzzi, c’era la consorte e sempre la consorte, Paola Rosignoli, era nella deputazione generale (votando sempre a favore) della Fondazione MPS guidata dal mitico Gabriellone Mancini. Inoltre il sig. Mancuso, dietro nomina del cda della banca MPS prima e dopo con l’arrivo di Mussari  è stato: anno 2005 nominato nel cda di MPS leasing, anno 2006 nominato coordinatore comitato controllo Mps leasing, anno 2006 cda INTERMONTE SIM SPA (sempre società di MPS), anno 2008 nuovamente nominato nel cda di MPS leasing, anno 2011 sempre nel cda di MPS leasing. Seguite ora queste date: nel 2009 su indicazione del Comune di Siena, la moglie di Mancuso, viene nominata membro della deputazione generale della Fondazione MPS (e allora la fondazione aveva il 51% della banca) e nel maggio 2011 la moglie di Mancuso diventa assessore del Comune di Siena. Poi nel 2013 è lo stesso Mancuso a essere nominato assessore del Comune di Siena. E’ chiaro ora, anche ai giornalisti, o vi dobbiamo fare un disegnino?

Altro firmatario del documento contro la Fondazione è il consigliere comunale di Siena Attiva, Pasqualino Cappelli. Che faceva il Cappelli? Era, sotto la gestione Mussari, il responsabile del servizio segreteria generale della Banca MPS, entrando in carica il 1 settembre 2006.
Tra i firmatari ci trovate quel Pasquale D’Onofrio, che svolse un ruolo attivo per evitare la caduta dell’ex sindaco Ceccuzzi, insieme ad alcuni soggetti dell’allora opposizione, alcuni dei quali confluiti nei 5 Stelle. Ma non solo. Il D’Onofrio allora capogrupo di Sel e oggi confluito in Siena Attiva firmò un documento a favore di Ceccuzzi e ne citiamo un passaggio emblematico: “Ceccuzzi – affermano i capigruppo – ha sottolineato l’esigenza di proseguire con il percorso di rinnovamento avviato da questa amministrazione comunale. Un rinnovamento contrastato da otto consiglieri comunali che vi hanno visto una minaccia ai loro interessi personali, portandoli a tradire il mandato elettorale e, dunque, i cittadini.” In pratica, il D’Onofrio difendeva il Ceccuzzi e la sua giunta di cui faceva parte la moglie dell’attuale vicesindaco Fulvio Mancuso, animatore di Siena Attiva. E allora con chi se la prendeva il D’Onofrio? Con l’allora presidente del consiglio comunale Alessandro Piccini. Oggi invece sia D’Onofrio che Piccini (Nero su Bianco), firmano lo stesso documento sulla Fondazione contro Clarich. Praticamente i soliti personaggi che recitano una parte politica in base agli interessi mutevoli del groviglio. E forse con questa firma, il Piccini, ha deciso di porre fine all’esperienza di Nero su Bianco. Tra l’altro il Piccini che proviene dal PD, come ricordava Mancini durante un interrogatorio dei magistrati, aveva partecipato a una riunione.
Questo per quanto riguarda il documento di Siena Attiva. E per giustificare il documento, alcuni hanno fatto circolare la falsa notizia che dietro a Clarich ci sono Ceccuzzi e Valentini. Una cosa che non sta né  in cielo e né  in terra, anzi, i ceccuzziani Carolina Persi (consigliere comunale del PD) e Alessandro Masi (segretario comunale del PD), in una riunione, pur non firmando il documento di Siena Attiva, hanno espresso un giudizio negativo su Clarich. Non a caso, i cantori del Ceccuzzi e oggi del Valentini, sono usciti con dei post sui siti online invitando Clarich a dimettersi. Praticamente tutto il groviglio armonioso è schierato contro Clarich e tramite Siena Attiva hanno trovato nei 5 Stelle e altri soggetti dell’opposizione, la fogli di fico per coprire le nuove manovre per rimettere le mani sulla Fondazione MPS e riportare la città e la Fondazione come ai tempi di Mancini e Mussari. A tal proposito, è utile riportare l’estratto dell’interrogatorio di Mancini che spiega con esattezza come venivano gestite le nomine e il perché hanno spianato il patrimonio della Fondazione. Con buona pace dei 5 Stelle che con i proclami dicono di volere la verità sul passato, ma nei fatti sono diventati la stampella del PD senese, proprio per non far emergere quella verità.
Leggetevi il Mancini e ricordatevi dove si trovava in quegli anni il vicesindaco Mancuso, quelli del PD e quelli di Siena Attiva:
Alla Fondazione Mps arrivavano continuamente “sollecitazioni politiche” sui progetti in ordine alla concessione degli stessi. Mancini non ricorda “richieste esplicite” di Franco Ceccuzzi (ex deputato Pd ed ex sindaco di Siena), “richieste potevano venire, eventualmente, dagli uomini di riferimento di Ceccuzzi che indico in Luca Bonechi e Alessandro Piazzi”. La Fondazione Mps “ha avuto in Ceccuzzi”, allora componente della Commissione Finanze della Camera, “un interlocutore privilegiato”: era deputato dei Ds, tra il 2006 e il 2007, quando era in discussione una modifica sul voto delle Fondazioni nelle assemblee dei soci delle banche, (con un limite al 30%), “si battè per il suo ritiro”. “L’emendamento danneggiava la nostra Fondazione – aggiunge Mancini -, oltre alle Fondazioni Carige e CariFirenze. All’epoca il presidente della Commissione finanze era l’onorevole Paolo De Mese, che, per quanto mi consta, era in ottimi rapporti con Ceccuzzi“.
Il riferimento politico di Mussari era Ceccuzzi che “a sua volta può essere inquadrato nell’area dalemiana dei Ds. Posso dire altresì che Mussari aveva un rapporto cordiale anche con Veltroni, quando questi divenne segretario del Pd“. Riguardo le nomine “nelle società controllate di banca Mps” era “il presidente Mussari che decideva” e “a tal proposito posso dire che, per quanto concerne dette nomine, vi era una forte ingerenza dei partiti” così come quando si trattava dei “finanziamenti dei progetti da parte della Fondazione“.

LA GESTIONE DI UN BENE COMUNE E’ UNA COSA SERIA!

santa maria della scala

Vi preghiamo di leggere attentamente questo documento del Comitato Cittadini Sovrani e Beni Comuni, che ancora una volta sottolineano come sia possibile un divario così profondo, tra ciò che la legge e le procedure stabiliscono in tema di concessione dei servizi al Santa Maria della Scala, e quello che il sindaco e la sua giunta vorrebbero  mettere in pratica. Per conto nostro, che abbiamo seguito sempre con attenzione tutti i passaggi di questa storia infinita, rimarchiamo nuovamente la gestione a dir poco dilettantistica di un bene comune come il Santa Maria della Scala e la totale inadeguatezza di questa giunta, che considera il SMS come fosse cosa loro. Stendiamo un velo pietoso su  questo prostrarsi del comune di Siena a Civita e al suo gruppo dirigente,  veramente imbarazzante.

COMITATO CITTADINI SOVRANI E BENI COMUNI


 

LA GESTIONE DI UN BENE COMUNE E’ UNA COSA SERIA!

Siena, 16 Novembre 2016

Nell’ultima loro riunione i componenti del Comitato “Cittadini sovrani e beni comuni” hanno preso atto dell’informazione, data per via non ufficiale, circa le conclusioni del bando per l’affidamento di Servizi di pulizia e accoglienza per il pubblico (sorveglianza, biglietteria, portineria, servizi didattici e bibliotecari, servizi di promozione e comunicazione organizzazione mostre, eventi e visite guidate, gestione ostello, caffetteria, informazione ed accoglienza turistica, vendita di servizi/prodotti turistici e bookshop)” (va detto che le varie procedure risultano chiuse dal 15 giugno 2016) relativo alla gestione del Santa Maria della Scala (ormai è a conoscenza di tutti che, alla luce del recente decreto del dirigente regionale n. 6754 del 28/07/2016, non è ancora in essere l’istituzionalizzazione del “vasto complesso” in “Museo” a tutti gli effetti, neppure a livello regionale). A tale proposito, si fanno premura di richiamare l’attenzione, intanto, sulla non risolta questione se sia corretto, in termini di legge, che si parli di semi-concessione, quasi un camuffamento dell’appalto: i capitoli della sorveglianza, biglietteria, portineria, servizi didattici e bibliotecari, bookshop e caffetteria, attività di informazione e accoglienza turistica, continuano ad essere inscritti nel quadro dei servizi aggiuntivi – come risulta anche dalla legge di stabilità 2016 quando si parla della Ales, società del Ministero come confermato dai compiti assegnati al Consip, andrebbero gestiti secondi i principi che regolano le concessioni e non gli appalti. Resta ancora ambigua la procedura della semiconcessione, che nel concreto resta un appalto. A di là, poi, della presenza o meno di ricorsi o esposti in direzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, mentre non sembra che eventuali soggetti ricorrenti potrebbero anche non essere realtà direttamente coinvolte o partecipanti al bando, resta il fatto che dal quadro presente nel Portale della Trasparenza dell’Anac sembra che la pagina relativa al bando – e al relativo esito – non sia del tutto chiusa. Nel corso del mese di ottobre u.s. l’inventiva e la creatività amministrativa del sindaco di Siena ha prodotto l’ipotesi di un’operazione di portare nelle “casse” del Santa Maria della Scala, e quindi del Comune, i “soldi” che non potranno più venire ormai dalla Regione Toscana e dalla Fondazione M.P.S.. Risulta evidente al Comitato che il sindaco continua a pensare al Santa Maria della Scala non come ad un bene comune da tutelare e valorizzare secondo le indicazioni di legge, ma come un bene quasi privato da piegare a rapporti e relazioni avendo di mira altri obiettivi. Non sembra si sia reso conto ancora dei danni economici procurati al Santa Maria della Scala e di conseguenza al bilancio del Comune di Siena con lo statuto dell’appalto invece della concessione – quello aperto ai vantaggi soprattutto di coloro che gestiscono l’appalto, questa che avrebbe certamente favorito il Comune di Siena in quanto concessionario e quindi il S.M.S., senza che quest’ultimo venisse considerato un “vampiro” nei confronti del Comune (che, in ultima analisi, è come lo fosse nei confronti dei senesi tutti). La geniale ipotesi è quella di trasferire la biglietteria del Duomo all’interno del Santa Maria della Scala, aprendo il capitolo di un biglietto unico valido per il S.M.S., per i musei civici (= Palazzo Pubblico) e il Duomo, al di là dei problemi che l’Opera del Duomo presenta.
Ipotesi originale (o furbesca o stravagante) unificante un “complesso monumentale” che attende di diventare “museo”, un Duomo – che è una Chiesa, anzi la Cattedrale di Siena che resta Chiesa  e l’insieme del Palazzo Pubblico (= Museo civico, Torre del Mangia e Teatro dei Rinnovati). Forse guardando anche che a gestire (anche il Palazzo Pubblico?) esisterebbe una realtà, quella del gruppo Civita. Biglietto unico? Ma come calcolarlo sui “reparti” che verrebbero accorpati? E nel caso non fosse possibile il biglietto unico e si optasse per un trasloco della biglietteria del Duomo in forma separata negli spazi di Santa Maria della Scala, quali sarebbero i termini del rapporto tra Comune e Opera del Duomo, con sullo sfondo Opera Laboratori Fiorentini? Si continua a pensare forse a quella ingarbugliata e poco chiara iniziativa della Divina Bellezza? Il costruire progetti confusi e pieni di contraddizioni e/o il mettere le gambe a gestioni di un bene comune da tutelare e valorizzare lungo percorsi contorti e su basi deboli ed incerte, non portano molto lontano.

SI INAUGURA UN NUOVO STILE DI OPPOSIZIONE TARALLUCCI E VINO: IL MOVIMENTO CINQUE STELLE FIRMA UN DOCUMENTO DI SIENA ATTIVA

foto deputazione con mazzini e rosignoli

Il vizio tutto senese dell'”aggrovigliarsi” contagia un po’ tutti, ma non ci saremmo aspettati che tale vizio coinvolgesse anche il Movimento 5 Stelle senese. In queste ultime ore è stato redatto (leggi qui),  dall’associazione politica del Mancuso e del D’Onofrio, Siena Attiva,  un documento contro il presidente della Fondazione Mps Clarich; un documento di quelli che sostanzialmente non dicono niente, ma soprattutto non calcano la mano sui veri temi che coinvolgono proprio la Fondazione Mps e i sui vertici, per quanto riguarda il conflitto d’interessi. Roba insomma per fare un po’ di rumore, per dire ci siamo, ma che nel contenuto sono a salve. Questo documento è stato firmato e sottoscritto dal Movimento 5 Stelle e questo sinceramente ci lascia un po’ basiti (ma non più di tanto riflettendoci). Che senso ha appoggiare una associazione politica che ha come riferimento Fulvio Mancuso? Nessuno. Anche perché, se la Fondazione è in tali condizioni, dobbiamo ringraziare proprio la consorte del Mancuso, Paola Rosignoli, insieme all’assessore Mazzini, anche lui sostenuto nella giunta da Siena Attiva, all’allora presidente della Fondazione Gabriello Mancini e a tutti gli altri deputati di quel tempo che votarono senza se e senza ma l’operazione così detta “fresh”, sì proprio quella che è al vaglio dell’autorità inquirente milanese e oggetto di processo per quanto riguarda uno dei filoni Mps. Quando usciremo da questi improvvisi “volemose bene”? Non lo sappiamo. Sappiamo però che sul tavolo ci sarebbero ben altre beghe da dirimere: il conflitto d’interesse delle sorelle Barni, il conflitto d’interesse del deputato della Fondazione Fabbrini, nonché neo eletto presidente di Sienambiente, del Mancuso addetto alle partecipate del comune, che ha la moglie socia nel suo studio legale, consulente legale di una partecipata del comune, la Fises. Ma forse non sono argomenti sufficienti, meglio un bel taralluccio e un gotto di vino, in fin dei conti sottoscrivere un documento di una associazione che vede fra i suoi iscritti persone che sostenevano Ceccuzzi, nominati e compagnia cantante, è sempre un’altra bella storia.

 

INTERVISTA AL SIG. HANZO: SI CHIUDE IL SECOLO “FINANZIARIO” BREVE

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Caro sig. Hanzo, domani ci sarà l’assemblea di Banca Monte dei Paschi, e a tal proposito ci interessa conoscere il suo punto di vista.

Domani si chiude, e non solo per MPS, il secolo “finanziario” breve: il regolatore delle dinamiche bancarie e finanziarie italiane non sarà più la politica, con domani la “questione banche” passa a pieno regime nel complesso meccanismo del mercato. In Italia la classe politica degli ultimi 20 anni ha fallito, su tutti i fronti, nel ruolo di soggetto impegnato direttamente nella gestione del sistema bancario. L’unico modello di banca che ha mantenuto indipendenza gestionale dalla politica e ha saputo coniugare le esigenze del mercato con la tenuta del rapporto con la clientela, è quello di Banca Intesa. Non per niente è la banca forte del sistema bancario italiano e posizionata a livelli importanti nel sistema europeo. Banca Mps e la Fondazione, nel recente passato, sono state spianate patrimonialmente e sul piano reputazionale, dalla politica, quella politica che con il PD senese non si arrende nemmeno davanti al proprio fallimento gestionale. Ingerenza politica che è durata, anche se in forma minore, fino alla gestione Profumo-Viola.Volenti o nolenti, da domani la mano passa al mercato e il conto dei danni portatelo alla politica. Il mercato sarà brutto, intricato e distante dal territorio, ma la politica non ha saputo e non ha voluto tutelare il patrimonio economico e le istituzioni economiche. Alla politica, quella dei governi, non rimane che rafforzare con una legislazione europea chiara il potere delle autorità di vigilanza. A quella locale non rimane che nascondersi sotto una subordinata della coscienza.

hanzo con spada

Quindi domani si chiude il percorso a ostacoli per MPS?

Personalmente ritengo che la soluzione per mettere in sicurezza e rendere “normale” la Banca andrà in porto, anche perché  non penso che Mario Draghi sia intenzionato a concludere il suo mandato alla BCE lasciando in sospeso la soluzione del riassetto bancario italiano. Poi è chiaro, la Banca è una spa e decidono i soci in assemblea. Quello che ho trovato ingiustificabile è il caos, in parte creato ad arte, degli ultimi due mesi: tra chi voleva accreditarsi un ruolo salvifico e chi ha spinto al massimo per augurarsi un fallimento. Un grosso errore aver trascinato la vicenda recente di MPS nello scontro politico, perché  la politica non ha capito quello che stava succedendo e non lo sta capendo nemmeno ora. Quello che viene fatto ora, dovevano farlo il giorno dopo l’uscita di scena di Mussari e invece hanno preferito la continuità politica con Profumo. E “l’incursione” di Passera e la difesa d’ufficio mediatica di Viola, hanno creato ulteriore caos e non hanno permesso una discussione pubblica meritevole di attenzione costruttiva.

Un ultima domanda. In futuro la politica e le amministrazioni locali come dovrebbero rapportarsi con la Banca?

Considerandola una banca e non il grimaldello per procurarsi consenso elettorale (fortunatamente non possono più farlo) e per garantire la carriera al politico o agli amici di corrente del politico. Se la politica rimane nel suo ambito e la Banca opera in autonomia dalle correnti politiche, ci guadagnano l’economia dei territori e la cultura civica di una buona amministrazione locale. Un’ultima cosa. Una parte di responsabilità, ce l’hanno anche coloro che non hanno voluto raccontare con sobrietà tutti i passaggi storici degli ultimi 15 anni. E il tentativo di rioccupare la gestione dei filtri mediatici e monopolizzare la dialettica tra città e media nazionali, serviva proprio allo scopo funzionale: non portare a compimento il racconto delle responsabilità del passato e inquinare quello delle vicende attuali. Poi per fare i coperchi servono i miliardi e non le veline sui giornali. E ti ritrovi i responsabili dei disastri che gridano alla “caccia alle streghe”.