Le frasi del momento “pensiamo al futuro” “bisogna lavorare per il futuro” “basta con il passato” “bisogna agire in prospettiva futura”…..

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Con il dilagare del conformismo “post devastazione” assistiamo ad un fenomeno davvero curioso, vale a dire al tentativo più o meno strisciante di appiattire la discussione in maniera unidirezionale, monocorde  insomma, far si che non si possa più affrontare certi argomenti o certi fatti accaduti, poiché “…bisogna pensare al futuro..”.

Già il futuro. Se in molti di noi non riescono a pensare al futuro, anche quello imminente, è perché si riesce a malapena a gestire il presente, che guarda caso è un presente di lacrime e sangue, che guarda caso è strettamente collegato a quel recente passato che qualcuno ci ha lasciato come eredità. Grazie davvero. Il sillogismo viene da se, il futuro sarà quello che facciamo adesso, ora, e quello che facciamo adesso , ora, non può prescindere dal nostro passato, poiché dovremo far si che certe scelte e certi errori non si ripetano. Il tentativo di restaurazione che sta avvenendo è evidente, ma ancora più rumore fa il silenzio degli innocenti. L’ex sindaco dimissionario Franco Ceccuzzi disse che la storia giudicherà. Altri altrettanto allineati al politicamente corretto si richiamano alla magistratura, che sembra in questo paese, l’unico mezzo per crearsi una opinione o prendere posizione difronte ai fatti accaduti. Che tristezza.

Bene prendo atto, ma non mi allineo. Anzi rilancio. Vorrei che tutti coloro che hanno ricoperto incarichi di governo o “poltrone”, nel momento che si sono consumati i fatti che ci hanno portato a vivere un presente così buio, si facciano piano piano da parte. Si ritirino dalla scena politica e dagli incarichi politici. Con un po’ d’umiltà e spirito di servizio, dovrebbero trovarsi un lavoro, per chi ce lo ha tornare al proprio, provare quindi a dare il buon esempio. Chiedo troppo? Sono un povero illuso? Forse si, anzi probabilmente si, ma allora a questo punto che nessuno mi venga a dire che non posso parlare del passato, perché io ne parlerò finché essi perseverano.

In quale modo viene percepita Siena capitale della cultura 2019?

Torno brevemente, poiché mi riserverò in futuro di tornarci, sulla “questione” Siena capitale della cultura 2019. Vorrei affrontare l’aspetto che riguarda  come questa “opportunità” viene percepita da noi cittadini. Il fatto che i media, più o meno allineati, si spertichino a collegare il nostro rilancio socio-economico al realizzarsi di questo evento, mi sembra quantomeno una forzatura bella e buona. Senza entrare nei contenuti (per ora pochi e vaghi, dicono tutto e più di tutto), ho la netta sensazione come quando in anni passati, in Italia, si tentava di accaparrarsi questa o quella manifestazione, poiché ad essa erano vincolati i vari stanziamenti di fondi pubblici e privati che fossero, penso per esempio ai mondiali di calcio degli anni novanta, che ci hanno lasciato solo cattedrali nel deserto, sperpero di denaro pubblico e cantieri incompiuti. Ecco il fatto che tutto ruoti intorno a questi “famigerati” quaranta milioni stanziati per la candidatura dalla regione, mi richiama vagamente ad un errore di fondo. Di fatto l’errore, secondo me, sta proprio nel fatto di non sentirsi già capitale culturale, in quanto Siena per vari motivi potrebbe già esserlo senza stare a chiedere riconoscimenti a nessuno, ed avendo avviato da diverso tempo a questa parte, un percorso che l’avrebbe resa centro della cultura italiana ed europea, avremmo potuto già raccogliere tutte le opportunità, i benefici socio economici che questo ci avrebbe garantito. Certo è che tale percorso avrebbe richiesto stili di vita pubblica, buona amministrazione delle istituzioni, lungimiranza, programmazione e conservazione del patrimonio culturale esistente, che non c’è stato. Penso, per esempio, alle  figure professionalmente adeguate a ricoprire i vari ruoli che avrebbero richiesto certi musei, per chiamarsi tali o certi eventi per essere adeguatamente presi in considerazione. Ma tutto questo, quando eravamo nelle condizioni migliori sotto l’aspetto economico e potevamo destinare risorse umane e di soldi adeguate, non lo abbiamo fatto, tirando a campare e sacrificando quei pochi che di cultura ne sapevano. Per tornare al modo di vivere e gestire la cosa pubblica, vi sembra una cosa da niente consentire un indebitamento della nostra università a tal punto di comprometterne la sua funzione a livelli del suo passato blasone? Una città che aspira ad essere capitale della cultura può permettersi questa “défaillance”? E’ un modo culturalmente adeguato di gestire le cose? Mah…

 

 

Ma davvero qualcuno pensa di poterci imbavagliare?

Allora facciamo a chiarirci una volta per tutte. Che in questa città ci siano delle pressioni più o meno trasversali per impedire che si possa alzare la testa e urlare la nostra indignazione è risaputo, e un giorno approfondirò il tutto con una meticolosa ricostruzione dei fatti che sono accaduti e che accadono tutt’ora. Che alla fine dei salmi, nonostante quello che ci è accaduto davanti ai nostri occhi, non ci sia ancora un moto popolare di reazione a questo schifo è altrettanto palese.

Da ora in avanti, una parte della mission di questo blog, sarà dare una casa a coloro che si sentono presi per il culo, per usare un eufemismo, da quelli che parlano di buona politica e buona amministrazione, ma intanto a stringere i denti, a fare rinunce, e a restituire anche i soldi dalla busta paga sono fino a prova contraria, soltanto i cittadini sudditi. Quindi il lavoro che ci attende sarà lungo e non senza sacrifici e difficoltà, ma riusciremo a creare quel clima e quell’attenzione che, raccogliendo lo sdegno e la voglia di protesta, metterà sull’attenti tutti coloro che pensano ancora di fare come  gli pare con la cosa pubblica.

Leggetevi questo: http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/11/29/news/montepaschi_banca_fondazione-72234194/?ref=HREC1-15imagesCACL52Z0

 

Un abbraccio

Esiste un tempo nel quale si può anche stare ai margini della battaglia, esiste poi anche un tempo in cui non si può sfuggire alle proprie paure e quindi bisogna raccogliere tutte le forze, esiste poi, in oltre,  un tempo, dove tutto diventa relativo e l’unica cosa che conta e ti fa avanzare uno spazio dopo l’altro, sono quei dieci, venti secondi in cui torni  al tuo primordiale desiderio di essere semplicemente quello che sei. Il tuo carattere è il tuo destino.

Per quelli che pensano  di omologare il pensiero altrui e di ristabilire le regole del “groviglio armonioso senese”, sappiano che  si sbagliano e da queste pagine, che altro non sono che una interfaccia di donne e uomini liberi, troveranno una diga invalicabile. Se noi non basteremo, altri verranno dopo.

Colgo l’occasione di questo primo post, per ringraziare la redazione di Fratello Illuminato,  la quale mi ha concesso il privilegio, anche se solo “virtuale”, di contribuire con i miei scritti e per la quale ho stima ed ammirazione incondizionati. Saluto tutti gli amici “blogger”, vale a dire il coriaceo Federico Il Santo, l’inossidabile professore Ascheri l’Eretico, quella gran persona del professor Giovanni Grasso con “Il senso della misura”, porgo i miei omaggi alla testata giornalistica del Cittadinoonline e al suo direttore dott.ssa Raffaella Zelia Ruscitto. Io vi sono grato.

Un pensiero particolare va a C.R. (non si tratta chiaramente di me), siccome siamo vasi comunicanti e dal legame indissolubile.

Mi chiamo Carlo Regina e sono Bastardo Senza Gloria, questo sarà il mio blog.

Un abbraccio