LA GESTIONE DI UN BENE COMUNE E’ UNA COSA SERIA!

santa maria della scala

Vi preghiamo di leggere attentamente questo documento del Comitato Cittadini Sovrani e Beni Comuni, che ancora una volta sottolineano come sia possibile un divario così profondo, tra ciò che la legge e le procedure stabiliscono in tema di concessione dei servizi al Santa Maria della Scala, e quello che il sindaco e la sua giunta vorrebbero  mettere in pratica. Per conto nostro, che abbiamo seguito sempre con attenzione tutti i passaggi di questa storia infinita, rimarchiamo nuovamente la gestione a dir poco dilettantistica di un bene comune come il Santa Maria della Scala e la totale inadeguatezza di questa giunta, che considera il SMS come fosse cosa loro. Stendiamo un velo pietoso su  questo prostrarsi del comune di Siena a Civita e al suo gruppo dirigente,  veramente imbarazzante.

COMITATO CITTADINI SOVRANI E BENI COMUNI


 

LA GESTIONE DI UN BENE COMUNE E’ UNA COSA SERIA!

Siena, 16 Novembre 2016

Nell’ultima loro riunione i componenti del Comitato “Cittadini sovrani e beni comuni” hanno preso atto dell’informazione, data per via non ufficiale, circa le conclusioni del bando per l’affidamento di Servizi di pulizia e accoglienza per il pubblico (sorveglianza, biglietteria, portineria, servizi didattici e bibliotecari, servizi di promozione e comunicazione organizzazione mostre, eventi e visite guidate, gestione ostello, caffetteria, informazione ed accoglienza turistica, vendita di servizi/prodotti turistici e bookshop)” (va detto che le varie procedure risultano chiuse dal 15 giugno 2016) relativo alla gestione del Santa Maria della Scala (ormai è a conoscenza di tutti che, alla luce del recente decreto del dirigente regionale n. 6754 del 28/07/2016, non è ancora in essere l’istituzionalizzazione del “vasto complesso” in “Museo” a tutti gli effetti, neppure a livello regionale). A tale proposito, si fanno premura di richiamare l’attenzione, intanto, sulla non risolta questione se sia corretto, in termini di legge, che si parli di semi-concessione, quasi un camuffamento dell’appalto: i capitoli della sorveglianza, biglietteria, portineria, servizi didattici e bibliotecari, bookshop e caffetteria, attività di informazione e accoglienza turistica, continuano ad essere inscritti nel quadro dei servizi aggiuntivi – come risulta anche dalla legge di stabilità 2016 quando si parla della Ales, società del Ministero come confermato dai compiti assegnati al Consip, andrebbero gestiti secondi i principi che regolano le concessioni e non gli appalti. Resta ancora ambigua la procedura della semiconcessione, che nel concreto resta un appalto. A di là, poi, della presenza o meno di ricorsi o esposti in direzione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, mentre non sembra che eventuali soggetti ricorrenti potrebbero anche non essere realtà direttamente coinvolte o partecipanti al bando, resta il fatto che dal quadro presente nel Portale della Trasparenza dell’Anac sembra che la pagina relativa al bando – e al relativo esito – non sia del tutto chiusa. Nel corso del mese di ottobre u.s. l’inventiva e la creatività amministrativa del sindaco di Siena ha prodotto l’ipotesi di un’operazione di portare nelle “casse” del Santa Maria della Scala, e quindi del Comune, i “soldi” che non potranno più venire ormai dalla Regione Toscana e dalla Fondazione M.P.S.. Risulta evidente al Comitato che il sindaco continua a pensare al Santa Maria della Scala non come ad un bene comune da tutelare e valorizzare secondo le indicazioni di legge, ma come un bene quasi privato da piegare a rapporti e relazioni avendo di mira altri obiettivi. Non sembra si sia reso conto ancora dei danni economici procurati al Santa Maria della Scala e di conseguenza al bilancio del Comune di Siena con lo statuto dell’appalto invece della concessione – quello aperto ai vantaggi soprattutto di coloro che gestiscono l’appalto, questa che avrebbe certamente favorito il Comune di Siena in quanto concessionario e quindi il S.M.S., senza che quest’ultimo venisse considerato un “vampiro” nei confronti del Comune (che, in ultima analisi, è come lo fosse nei confronti dei senesi tutti). La geniale ipotesi è quella di trasferire la biglietteria del Duomo all’interno del Santa Maria della Scala, aprendo il capitolo di un biglietto unico valido per il S.M.S., per i musei civici (= Palazzo Pubblico) e il Duomo, al di là dei problemi che l’Opera del Duomo presenta.
Ipotesi originale (o furbesca o stravagante) unificante un “complesso monumentale” che attende di diventare “museo”, un Duomo – che è una Chiesa, anzi la Cattedrale di Siena che resta Chiesa  e l’insieme del Palazzo Pubblico (= Museo civico, Torre del Mangia e Teatro dei Rinnovati). Forse guardando anche che a gestire (anche il Palazzo Pubblico?) esisterebbe una realtà, quella del gruppo Civita. Biglietto unico? Ma come calcolarlo sui “reparti” che verrebbero accorpati? E nel caso non fosse possibile il biglietto unico e si optasse per un trasloco della biglietteria del Duomo in forma separata negli spazi di Santa Maria della Scala, quali sarebbero i termini del rapporto tra Comune e Opera del Duomo, con sullo sfondo Opera Laboratori Fiorentini? Si continua a pensare forse a quella ingarbugliata e poco chiara iniziativa della Divina Bellezza? Il costruire progetti confusi e pieni di contraddizioni e/o il mettere le gambe a gestioni di un bene comune da tutelare e valorizzare lungo percorsi contorti e su basi deboli ed incerte, non portano molto lontano.