ANALISI DEL VOTO REFERENDARIO A SIENA E IN TOSCANA

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Il primo errore commesso a Siena e in Toscana, da quasi tutta la classe politica, è stato di avere analizzato il risultato referendario come la proiezione di un risultato elettorale amministrativo. Un errore politico e un grossolano errore di valutazione dei flussi elettorali.
Per quanto riguarda il risultato su scala nazionale, è del tutto evidente che Renzi ha pagato l’immobilismo rispetto ai proclami di partenza e l’aver preteso un voto, sulla simpatia o meno, del renzismo al governo. E’ stata pagata  l’occupazione forzata delle poltrone e della scena politica da parte del suo “giglio magico”, oltre ad aver affidato al suo “esperto di giornalate”, Filippo Sensi, il compito di rendere l’informazione completamente asservita al renzismo. Il risultato elettorale è stato una risposta corale a questa arroganza politica e comunicativa. Punto. La futura partita elettorale è un’altra partita e i blocchi di voti che si sono spostati per l’esito referendario,  non saranno gli stessi per ovvie ragioni.
In Toscana, se analizziamo attentamente il risultato referendario, emergono due dati: la vittoria del SI è stata determinata da uno spostamento di voti d’opinione dal centrodestra e da un’area di dissenso, che solitamente vota soggetti politici tipo liste civiche o come  di recente 5 Stelle, che ha  compensato l’emorragia di voti dal fronte PD. Il caso eclatante è Arezzo: amministrazione di centrodestra e vince il SI. A Pisa, Massa, Livorno, Grosseto, comuni dove oltre ai malumori nei confronti della gestione di Enrico Rossi della Regione, siamo in presenza di una classe politica non targata PD organizzata e mobilitata sul territorio, ha invece prevalso il NO.  Un altro fattore poi ha determinato la vittoria del SI in Toscana, in previsione del congresso del partito. Molti della sinistra interna, che sul piano nazionale erano schierati per il NO, in Toscana si sono posizionati sul SI, con lo scopo di rafforzare la figura di Enrico Rossi, al fine di  presentarlo alla segreteria del partito.
A Siena, invece, il voto sul SI ha registrato spostamenti di elettorato che le scorse elezioni aveva votato per alcune liste civiche o per i 5 Stelle, altrimenti il risultato del Si si sarebbe assestato intorno al 48-49%. A questo va aggiunto un altro dato: l’assenza storica di una classe politica pronta a sostituirsi al PD, e la conferma di questo è l’immobilismo rispetto a questioni di grande rilevanza amministrativa e sociale, ad esempio la vicenda rifiuti. Si preferisce guardare il dito e mai la luna, nel fronte dell’opposizione senese invece di provocarli, preferiscono attendere gli eventi. Questo immobilismo è il frutto anche di una campagna di anestetizzazione che dura da tre anni, portata avanti per agevolare una componente interna al PD di Siena. E’ chiaro che se affidi la bandiera del NO a un personaggio politico come Lorenzo Rosso, che negli anni del groviglio storico era più per la vittoria dei sindaci PD, che per quelli dell’opposizione, è chiaro che oltre il trascinamento del dato nazionale non vai. Non a caso, lo stesso Rosso per il dibattito sul referendum, ha organizzato l’incontro per dare il palcoscenico a Franco Ceccuzzi, promotore del SI, il quale sperava in una vittoria del SI a livello nazionale, in modo da rubare lo scettro del renzismo in città.
Per non parlare delle opposizioni che si sono adagiate a firmare documenti promossi da associazioni legate a filo doppio col PD.
Il referendum è passato e anche il giglio magico è stato archiviato. A Siena, per le prossime elezioni comunali, considerata la spaccatura interna al PD, somigliante sempre più ad una dissoluzione del gruppo dirigente del PD senese, o cambia anche la classe dirigente dell’opposizione e si chiude la parentesi dell’immobilismo, oppure  non ci sarà mai una svolta.
Sul voto senese poi ha pesato la paura fatta circolare ad arte sulla banca MPS, indicando nel NO un evento negativo per la Banca.

Se non vi torna questa analisi, pronti al confronto con chi ha dati attendibili da valutare. In Toscana, ancora sembra regnare incontrastato, il famoso patto tra Verdini e il Pd.

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