MIA WALLACE – “TIMEO DANAOS ET DONA FERENTES” SI LEGGE NELL’ENEIDE

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I latinisti vi direbbero che questa frase significa letteralmente “Temo i Dànai anche quando offrono doni” e che queste parole sono da attribuirsi a un certo Laocoonte. Ma voi la conoscete la storia del cavallo di Troia, vero!? Ve la rispolvero: in pratica Ulisse, dopo dieci anni di inutile assedio della città di Troia, decise di far costruire un gigantesco cavallo con nascosti all’interno alcuni dei suoi guerrieri più valorosi. Dopo aver finto di essere tornato in patria, abbandonò il cavallo sulla spiaggia e i Troiani, convinti che la guerra si fosse realmente conclusa, decisero di portare il gigantesco equino all’interno della città, anche se Laocoonte, appunto, li sconsigliò caldamente non fidandosi per nulla degli Achei. Molti inganni, infatti, vennero attuati per demolire le resistenze dei più ed alla fine il cavallo fu portato dentro le mura cittadine; nella notte i guerrieri uscirono dal ventre del cavallo e la conquistarono saccheggiandola. Sarà che questo caldo asfissiante non mi fa stare bene, saranno i primi accenni di demenza senile che si fanno largo tra le mie sinapsi, ma io vedo tante analogie tra questa famosissima storia e quello che ci sta succedendo.

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Chi più di noi avrebbe potuto apprezzare un cavallo gigantesco, noi che da secoli giostriamo con gli animali dalle lunghe e fragili zampe e dal mantello lucente?! Chi più di noi avrebbe pensato di essere in pace, non avendo mai ricevuto da nessuno un’aperta dichiarazione di guerra!? Ed, infatti, proprio noi, abituati ai cavalli dalle lunghe gambe e dalla pace perenne, abbiamo lasciato entrare i nemici nascosti nel ventre della finanza e della politica. Gli abbiamo spalancato le porte senza indugio e loro subdoli burattinai e più spesso burattini, hanno saccheggiato la città insinuandosi nelle sue viscere rese molli da anni di mancanza di esercizio intellettuale e sociale, avvizziti nell’agio e fiaccati dall’abitudine. Un cavallo crudele come solo i più acerrimi nemici sanno essere e proprio nella città che del cavallo ha fatto il suo stemma, un cavallo che conteneva un progetto di guerra che ha valicato i confini della città espandendosi oltre le nostre porte e che ha consentito attraverso il nostro sacrificio di fronte al mondo e alla storia, una rivoluzione epocale in un intero sistema che non conosceva mutamenti da secoli. Già, un cavallo di legno. Solo una differenza netta ci distingue dai Troiani: a loro il cavallo lo regalarono. Noi lo abbiamo pagato 17 miliardi di euro.

One thought

  1. Bellissima metafora della Siena arrogante, che si riteneva Caput Mundi. Urge bagno di umilta’…E di coscienza.

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