MIA WALLACE – LA LETTERA DI CRISTOFORO COLOMBO AL MONTE DEI PASCHI DI SIENA

mia wallaceChi l’ha vista racconta che fa un certo effetto, anche se è una come tante altre. Si, pare non si noti per qualcosa in particolare, solo lettere scritte su un foglio di carta dal colore indefinito che non si leggono neppure con immediata facilità. Pare stia al sicuro, lontana da sguardi indiscreti e ben conservata nella sua teca in mezzo ad altre, e come le altre pare non abbia più nulla da dire, come del resto tutto quello che è storia, capace di fissare un punto nel tempo, ma incapace di proiettarsi avanti nello spazio. Si dice che la mano di chi la scrisse fosse una mano importante, quella del navigatore più noto della storia e che ha contribuito senza saperlo a rendere gli Italiani quel popolo che, oltre che santi e poeti, sarebbe stato consegnato per sempre al mondo come solcatore intrepido di mille mari.        lettera-di-colombo            Già la lettera a cui umilmente ci riferiamo è quella che si narra scritta da Cristoforo Colombo, con cui chiedeva al Monte dei Paschi di Siena un prestito con cui finanziare il viaggio per antonomasia, quello che avrebbe portato alla scoperta di quelle terre poi note come Stati Uniti d’America. Si, il buon Cristoforo prima di affidarsi alla Regina di Spagna per ottenere quanto serviva per imbastire la coraggiosa traversata, sembra si sia rivolto alla Banca che nel 1472 aveva fissato le sue fondamenta in poche migliaia di metri quadri, fondamenta che come radici si insinuarono forti nel terreno e che dettero vita ad un albero rigoglioso, del verde intenso dello smeraldo. Nel 1492 il buon Colombo partì con la Nina, la Pinta e la Santa Maria ed arrivò a toccare le rive di quelle che riteneva fossero le Indie e che, invece, sarebbero divenute la patria del rock e degli hamburger, degli hot dogs e del baseball.       colombo                      Già il Monte dei Paschi senza saperlo rifiutò di finanziare la scoperta dell’America e con lei la nascita dei colossi finanziari, degli hedge funds e delle lobby di Wall Street. La Banca più antica del mondo attraverso i banchieri del tempo, percepì forse più che la mancanza di solidità economica di Colombo, il pericolo che la scoperta di quel territorio sconosciuto avrebbe portato tra le mura della sua inespugnabile Rocca. Una reale premonizione dell’ignoto e del male che con esso sarebbe penetrato fin dentro alle sue stanze più segrete. Il tempo passa, leggero come una carezza sul viso, passano i secoli come acqua fresca nel fiume che scorre e che non torna due volte sul proprio cammino. Si arriva a questi tempi, a tempi in cui un forte vento è passato tra i rami di quell’albero dal colore dello smeraldo e che ha spogliato di tante foglie le sue fronde da sempre rifugio di mille creature. Si arriva a questi tempi dove gli americani entrano senza nemmeno bussare a quella porta solenne che aveva protetto l’opera di banchieri scrupolosi, attenti ed accorti e che non avevano permesso alle tre Caravelle di salpare verso l’ignoto con il loro contributo. Signori quale odiosa beffa potrebbe compiersi non credete!? Eppure, se si realizzasse la più bizzarra delle coincidenze, ci resterà l’orgoglio di essere nati 20anni prima di loro, dei loro hamburger e dei loro hedge funds, ma soprattutto ci resterà un’amarezza, quella di aver capito troppo tardi che il futuro non si inventa, perchè è già scritto nella storia anche quando fosse leggenda. Basta solo aver cura di leggerlo e di non tenerlo rinchiuso in una teca.