HATTORI HANZO – MPS: VERSO L’INFINITO ED OLTRE, MA QUALCUNO SI FERMI PRIMA DI “VERSO”

hattori hanzo

E’ opportuno, sulla lunga vicenda di banca Monte dei Paschi, una volta per tutte, separare il grano dal loglio e una volta per tutte, chiudere questa pagina della storia italiana e senese, tanto complessa quanto carica di precise colpe e per certi versi offuscata da situazioni ridicole e non gratificanti per la politica e il mondo bancario. E se, per motivi che sfuggono, molti dei responsabili del disastro di Banca e Fondazione MPS, resteranno impuniti sul piano giudiziario, non possono nel contempo approfittare, di una impunità storica e mediatica: non per via di supposizioni, ma alla luce dei fatti.
Partiamo dai fatti storici, ovvero da quei fatti certificati, che aiutano a dare nome e cognomi ai responsabili politici e ai responsabili gestionali, del disastro MPS.
LA POLITICA E IL MONTE DEI PASCHI
Domenica 30 luglio 2016, il sig. Matteo Renzi, presidente del consiglio pro-tempore, in una lunga intervista sul nuovo giornale di riferimento della corrente renziana del PD, la Repubblica, ha dichiarato testualmente: Su Mps, non prendiamoci in giro: le responsabilità di una parte politica della sinistra, romana e senese, sono enormi. Da Banca121 in poi certe scelte sono state un suicidio, voluto da una politica impicciona e incapace sia a livello territoriale che nazionale”.
Giusto, perfetto, applausi: non prendiamoci in giro! Fissate bene questa frase, utile per comprendere la ricostruzione successiva. foto deputazione con mazzini e rosignoli
Il giorno stesso dell’intervista del pro-tempore, sul suo profilo facebook, il sindaco di Siena, lo statista e urbanista,Valentini Bruno, condivide il link dell’intervista, dichiarandosi pienamente concorde con il “capo del governo”. E qui entriamo nella situazione ridicola, ma altrettanto drammatica per la città. Una premessa: questa ricostruzione è a beneficio del quotidiano La Repubblica e di quei giornalisti, anche di altri giornali, che non solo continuano ad intervistare Valentini Bruno sulle vicende di MPS, ma offrono una narrazione delle vicende completamente distante dai fatti.
Valentini Bruno, quello che approva le parole di Renzi, prima di diventare sindaco “renziano” di Siena, era sindaco “non renziano” del comune di Monteriggioni, e su quest’ultimo comune è scoppiata una imponente inchieste giudiziaria per vicende urbanistiche, relative al periodo amministrativo di Valentini, e infatti lo stesso è indagato e per settembre è in calendario la prima udienza per decidere sul rinvio a giudizio, per lo stesso Valentini.
Sulla spinta dell’ondata renziana, dopo il commissariamento del comune di Siena a seguito delle dimissioni dell’ex sindaco Franco Ceccuzzi, lo statista e urbanista Valentini Bruno, per soli 930 voti di distacco dall’altro candidato, diventa sindaco di Siena. La parola d’ordine del renziano Valentini diventa: rottura con il passato che ha distrutto MPS e la città.  Ecco la rottura. Chi nomina in giunta lo statista Valentini? Paolo Mazzini, esponente del PD ed ex membro della deputazione generale della Fondazione MPS, guidata dal ragioniere Gabriello Mancini. Sempre in giunta, lo statista nomina Fulvio Mancuso, ex membro del cda di Mps Leasing, nominato da Mussari e non solo, la consorte di Mancuso (Paola Rosignoli),  era nella deputazione della Fondazione MPS insieme al solito Gabriello Mancini e assessore all’urbanistica con il sindaco Franco Ceccuzzi. Ora arriva la chicca delle chicche, sulla famosa rottura dello statista Valentini con il passato. Siamo a settembre 2013 e il Renzi pro-tempore, dal palco della festa del partito, intuendo benissimo la pericolosità sul piano politico e non solo, “sputtana” davanti a tutti, lo statista Valentini, dicendo di aver ricevuto dal sindaco di Siena questo sms “Allora procedo così su Mps?” e rispondendo cosi: “Bruno, ma io cosa c’entro con le nomine del Monte?”. Ma non è finita. Siccome Gabriello Mancini, resta ancorato alla poltrona della Fondazione MPS fino alla scadenza naturale del mandato (ha lavorato bene, perchè farlo anadar via prima?), lo statista Valentini diventato sindaco di Siena (ente nominante), convinto di spiazzare tutti, sbandiera ai quattro venti di aver trovato il futuro presidente della Fondazione, nella figura dell’ex garante della privacy Francesco Pizzetti, sponsorizzato dal “mentore” di Valentini, tal Luca Lotti e dall’allora presidente di banca MPS, Alessandro Profumo. La candidatura di Pizzetti, dura il tempo di una giornata, perché  alla presidenza della Fondazione viene nominata Antonella Mansi.
Gabriello-Mancini
Ricordiamoci della frase di Renzi: ”una politica impicciona e incapace sia a livello territoriale che nazionale”. Ovviamente che fa lo statista Valentini? Condivide la frase di Renzi. Onore al Valentini per la palese autocritica. Fermi tutti: manca la chicca finale. Il 5 luglio 2016, lo statista Valentini Bruno, emana un comunicato sulla vicenda MPS e leggete attentamente cosa scrive: ”E’ paradossale che dopo Brexit, l’autorità bancaria europea concorra di fatto a destabilizzare i mercati opponendosi ai tentativi del Governo italiano di consolidare il sistema creditizio e a salvaguardarne i clienti”.
Ecco cosa dichiara invece sul Corriere della Sera in data 1 agosto 2016, il presidente di banca MPS Massimo Tononi, ovvero colui titolato a parlare a nome della banca: Non parlerei di salvataggio ma di un’operazione di mercato che non prevede nessun intervento dello Stato. Cosi come del resto è stato pienamente recepito dalle autorità Europee. Ciò detto l’interlocuzione con Governo e Banca d’Italia è stata intensa e molto assidua. La vicinanza del ministro Padoan è stata per me importante. Inoltre non vi è dubbio che la garanzia Gacs sulle sofferenze sia un punto centrale in questo piano. Così come è risultata decisiva la costruttiva relazione instaurata con il Fondo Atlante, improntata a serietà e rigore. Ha contribuito inoltre, in modo determinante, lo spirito di collaborazione e il sostegno di Bce nei giorni che hanno immediatamente preceduto l’annuncio della nostra operazione”. Quindi è paradossale, che esponenti del PD senese e toscano, con Valentini e Rossi in testa, con tutte le responsabilità politiche che hanno in merito ai disastri di banca MPS, continuino ad intervenire su banca MPS. I risparmiatori, i clienti, i dipendenti della banca, i vertici della banca stessa, dovrebbero diffidare formalmente Valentini dall’intervenire, per evitare alla città queste pessime figure.
Per restare, sempre nell’ambito dei rapporti tra politica e banca, ritorniamo agli statisti che hanno preceduto Valentini Bruno. Il 18 luglio 2016, sempre il quotidiano la Repubblica, pubblica un articolo dal titolo “I sette peccati capitali che in quindici anni hanno sgretolato il Monte”. A parte che manca l’ottavo peccato capitale, ovvero la copertura mediatica, garantita a Mussari imperante e al groviglio armonioso, fino alla gestione Profumo. L’estensore dell’articolo scrive un falso storico e citiamo testualmente dall’articolo: Nel 2011 la crisi Mps è conclamata: 4,69 miliardi di perdita, vertici cacciati e sostituiti con Fabrizio Viola (ad) e Alessandro Profumo (presidente)”.
Innanzitutto, pur in presenza della crisi nessuno viene cacciato. Fabrizio Viola prende il posto di Antonio Vigni, dopo le dimissioni e alla presidenza di MPS c’era ancora Giuseppe Mussari. Mussari presidente e Viola direttore generale. Forse quello di Repubblica è un refuso.
bezzini ceccuzzi
Quindi, Antonio Vigni, il signore che insieme a Mussari ha distrutto il patrimonio della banca, si dimette e si dimette con tanto di applausi e riconoscimenti da parte della politica locale, soprattutto dagli enti nominanti della Fondazione MPS, a quel tempo ancora azionista di maggioranza della Banca. Non a caso, il sig. Alessandro Profumo, diventa presidente di Banca MPS dopo l’uscita di Mussari e Profumo diventa presidente con gli esponenti del groviglio armonioso tutti in carica: Ceccuzzi sindaco di Siena, Bezzini presidente della provincia e Mancini presidente della Fondazione MPS. Pd e centrodestra a trazione verdiniana, plaudono per la scelta di Profumo, esattamente lo stesso plauso, riservato dal PD e dal centrodestra verdiniano a Mussari e Vigni. Il quotidiano La Stampa, nell’agosto del 2013 riporta fedelmente le dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi: ”Nell’autunno del 2011 pensammo di cambiare direttore generale e ci rivolgemmo anche ad Alessandro Profumo, che però rifiutò lasciando la porta aperta a una sua possibile nomina alla presidenza. Con il passare dei mesi la situazione diventava sempre più difficile e mi rivolsi a Massimo D’Alema. Naturalmente lo invitai a contattare Profumo per fare pressioni perché accettasse l’offerta».
L’incontro ravvicinato tra Siena e Massimo D’Alema si svolse in piazza Farnese, a Roma, nella sede di “Italianieuropei”.
I fatti smentiscono palesemente il quotidiano renziano La Repubblica e sempre i fatti, confermano che sia Mussari che Profumo diventano presidente di Banca MPS, attraverso il ruolo invasivo della politica. E oggi, Profumo, non più presidente di MPS, con gran dispiacere di Repubblica, lo troviamo tra i sostenitori del “si” al referendum promosso da Renzi e dalla Boschi.
ceccuzzi profumo
Fissando bene in mente le parole di Renzi, nell’intervista a Repubblica di domenica 30 luglio 2016, ci siamo ricordati che nel 2009, quando Renzi era sindaco di Firenze, su indicazione di Banca MPS guidata da Giuseppe Mussari, Marco Carrai, il cyber-amico di Renzi, viene nominato nel cda di Firenze parcheggi, proprio su indicazione di Banca MPS guidata da Mussari. E ci siamo ricordati anche, che l’attuale responsabile enti locali del PD toscano, l’ex diniano e ora renziano, Stefano Bruzzesi, fu nominato in una società di Banca MPS, sotto la presidenza di Giuseppe Mussari.
Per concludere la rassegna,  sugli intrecci tra politica e banca, riproponiamo le intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta MPS. Andrea Pisaneschi, ex presidente di Banca Antonveneta, in quota verdiniana, cosi come riportato dal quotidiano La Stampa, parla al telefono con Fusi,quello della Baldassini-Tognozzi: Si rifà il punto anche con me, che c’avrei piacere. Dopodiché io riacchiappo Pompei, riacchiappo Vigni (rispettivamente un alto dirigente e il direttore generale di Mps, ndr), riacchiappo tutti quelli che devo riacchiappare… “. Per non parlare dell’intenso rapporto tra lo statista per il “si” al referendum, Denis Verdini e Giuseppe Mussari. E sempre dentro questo filone, passato e attuale, ecco spuntare Daniela Santanchè: Il 25 marzo Daniela Santanché gli chiede di fissare un appuntamento a Roma per il suo socio, Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest (che è già cliente Mps). Il presidente Mussari le risponde che la ricontatterà il prossimo lunedì”. Poi ancora un altro sostenitore del “si” al referendum, Giuliano Amato: ”Il neo giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, il 14 febbraio del 2010 parla con Mussari e gli chiede «se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi, in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo». Mussari conferma l’indiscrezione. C’è un’altra conversazione registrata con Amato, il primo aprile di quell’anno. «Mi vergogno a chiedertelo – esordisce il professore Amato – ma per il nostro torneo ad Orbetello. È importante perché noi siamo ormai sull’uso… Che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che insomma il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125». Risponde Mussari: «Va bene. Ma la compensiamo in un altro modo». Amato: «Guarda un po’ se ci riesci. Sennò io non saprei come fare. Trova un gruppo». Mussari lo tranquillizza concludendo: «Lo trovo. Contaci”.
Poi arriva il “punto totale” dell’ex sindaco di Torino Piero Fassino: ”Il 24 febbraio Piero Fassino chiama Mussari per sapere quando lo potrà incontrare a Roma. Ma il presidente Mps è per una settimana in ferie. «Ricontattami quando rientri per fissare un incontro. Così facciamo un po’ il punto totale”. Poteva mancare Gianni Letta? No!: ”Il 17 marzo arriva la telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta: «E’ possibile concedere al Teatro Biondo di Palermo un extrafido di 1.5 milioni di euro garantito da finanziamenti assicurati dalla Regione e dal Comune». Mussari risponde che se ne occuperà «immediatamente>> ”.
Chiudiamo con una  domanda a Renzi: conosceva Mussari? Dall’intercettazione telefonica: A Fabio Borghi, Mussari «gli dice di essere stato dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che aspetta che lo contatti telefonicamente per fissare un appuntamento”. Per la precisione storica, durante le famose vicende dell’operazione Antonveneta, il PD toscano e senese era tutto schierato con Veltroni e il referente toscano dei veltroniani era Rossi Enrico, attuale governatore della Toscana, proprio colui che ha sostenuto prima la presidenza Mussari e poi quella di Profumo, mentre il centrodestra era tutto a trazione verdiniana.
VERSO L’INFINITO E OLTRE,MA QUALCUNO SI FERMI PRIMA DI “VERSO”
Arriviamo a questo mese di luglio 2016 e cerchiamo di capire cosa è successo e sta succedendo fuori e dentro banca Monte dei Paschi. Il quotidiano La Repubblica , a firma dello stesso autore, che dimentica di inserire Alessandro Profumo nella narrazione del groviglio armonioso e dei rapporti con la solita politica che ha invaso Banca e Fondazione, il 4 luglio 2016, approfittando del caos totale generato dalla Brexit, pubblica la famosa lettera della BCE, in merito ai crediti deteriorati. Dal momento della pubblicazione della lettera fino al 29 luglio, in primis da Repubblica e poi trascinando quasi tutti, inizia il tiro al piccione contro Banca MPS e alcuni politici aggrovigliati e altri commentatori, tanto attenti nel passato a non disturbare Mussari e Profumo, chiedono l’intervento dello Stato e addirittura qualcuno arriva a chiedere la destituzione dei vertici della Banca, guidata da Massimo Tononi. In tutta questa caciara, dalla narrazione, scompare la figura di Alessandro Profumo. Come se un esperto di iconografia, per illustrare “l’ultima cena”, decidesse di eliminare dalla raffigurazione uno dei discepoli, uno a caso: Giuda. Toh, non c’è più Giuda nell’ultima cena! Questa cercate di capirla, ma solo in senso iconografico. Per venti giorni abbiamo assistito a uno spettacolo mediatico raccapricciante,  passando da “la banca è fallita” a  arriva “il bail in”, poi “ci commissariano”, ci “pensiamo noi del governo”…,  “Draghi ci vuole male”, gli alieni sono alle porte e via discorrendo. Sono arrivati a scrivere che la vicenda MPS era appesa al filo di 48 ore. Hanno scritto di tutto e di più, e dentro questo marasma mediatico, i soliti esponenti di quel groviglio, capeggiati a Siena da Valentini, hanno tentato di nascondere le colpe del passato e dei gestori locali, spostando l’attenzione su “la crisi mondiale” e la cattiveria delle autorità europee. Nello stesso modo è una forzatura mediatica,  parlare di piano Draghi-Renzi. Renzi di banche se ne occupa solo nelle interviste.Siamo in regime di vigilanza unica europea e i rapporti sono esclusivi, tra autorità europee e vertici delle banche. E ringraziate la presenza importante e solida di Banca Intesa, che ha fatto da scudo e ha trovato delle soluzioni, a partire dal fondo Atlante. Le opposizioni invece di inseguire Renzi o i politici aggrovigliati locali sulla propaganda, la smettano di occuparsi del riassetto delle banche e si concentrino sia sulle responsabilità dei disastri, che  sul ritorno a certi vizi del passato della coppia Valentini-Mancuso, entrambi molto stimati da tal Luca Lotti.
Morale della favola e qui ci fermiamo, anche dalle conferme del presidente Tononi, Banca Monte dei Paschi era in stretto contatto da tempo e in piena sintonia con la BCE e la maxi-cartolarizzazione, con l’aumento di capitale, è il frutto di questa sintonia. Bisogna attenersi ai fatti, senza trionfalismi o strumentalizzazioni, anche perchè è interesse di tutti trovare soluzioni per stabilizzare i danni prodotti dal groviglio armonioso. Solo una cosa merita aggiungere: se Profumo e Viola, coadiuvati da Mingrone, procedevano fin da subito a una totale svalutazione, con un maxi-aumento di capitale in un sol colpo, oggi si discuterebbe di altro. Ci auguriamo per davvero, che MPS e il valido Tononi, possano incamminarsi verso l’infinito e oltre, ma qualcuno, dai politici, ai responsabili dei disastri e degli errori gestionali, si fermi fin da subito. Tra qualche giorno, ci occuperemo di Fondazione MPS, e non solo dal punto di vista inconografico.

5 thoughts

  1. Bell’articolo. Lo leggera’ lo statista urbanista valentini bruno? Lo leggera’ tal mancuso? Avranno un minimo di dignità’ per chiedere scusa a Siena e a tutti i senesi?

  2. Se lo statista Valentini non denuncia l’estensore dell’articolo, deve dare le dimissioni.
    In un paese normale, parafrasando il suo ex mentore D’Alema.

  3. Sulla Fondazione,se ha modo e tempo,si occupi anche dei conti, che anche quest’anno, salvo miracolo rischiano di essere in rosso.
    Al momento, quelli della serva dicono -30 milioni su quota Mps. Se sugli investimenti finanziari hanno perso complessivamente circa 8 milioni nel 2015 con la borsa che valeva il 30% più di ora. A meno che non giocano al ribasso, quando perdono ora che la Borsa è sotto del 30% rispetto a fine dicembre 2015?

    1. Ci sarebbero fior di deputati amministratori, vedi Fabbrini, Barni e Frigerio, nominati con il favore delle correntucole del Pd, che dovrebbero provvedere alla salvaguardia del patrimonio residuo. Per quanto ci riguarda due conti li abbiamo fatti, ne scriveremo, nel frattempo il direttore Usai, anziché fare le comparsate da quelli di Siena A(c)ttiva di Mancuso, D’Onofrio e C. potrebbe fare un intervento e dirci come è messa la Fondazione, invece di parlare delle menate smart e dei futuri investimenti. Investimenti de che…..

  4. Caro sig. Hanzo, in questo pezzo ha fatto un excursus di quello che va scrivendo da anni. Mi permetta di correggerla solo in una cosa. Lei sottovaluta un fatto storico; i signorotti del Pd senese ebbero l’ardire e la velleità di decidere in autonomia e filtrare i piani di Roma per confermare e lanciare il loro modello. Se avessero vinto avrebbero pesato anche a livello nazionale, non come subalterni ad una corrente, ma come vero e proprio modello da esportare: il modello Siena. A Roma scommisero che avrebbero perso e alla fine si convinsero che era l’unico modo per mettere definitivamente sotto controllo questi senesi, che con banche e fondazioni facevano davvero paura. Là si misurava la forza di una classe dirigente. La classe dirigente senese non era all’altezza. A Roma lo sapevano e li hanno lasciati al loro suicidio politico.

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