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INTERVISTA AL SIG. HANZO: SI CHIUDE IL SECOLO “FINANZIARIO” BREVE

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Caro sig. Hanzo, domani ci sarà l’assemblea di Banca Monte dei Paschi, e a tal proposito ci interessa conoscere il suo punto di vista.

Domani si chiude, e non solo per MPS, il secolo “finanziario” breve: il regolatore delle dinamiche bancarie e finanziarie italiane non sarà più la politica, con domani la “questione banche” passa a pieno regime nel complesso meccanismo del mercato. In Italia la classe politica degli ultimi 20 anni ha fallito, su tutti i fronti, nel ruolo di soggetto impegnato direttamente nella gestione del sistema bancario. L’unico modello di banca che ha mantenuto indipendenza gestionale dalla politica e ha saputo coniugare le esigenze del mercato con la tenuta del rapporto con la clientela, è quello di Banca Intesa. Non per niente è la banca forte del sistema bancario italiano e posizionata a livelli importanti nel sistema europeo. Banca Mps e la Fondazione, nel recente passato, sono state spianate patrimonialmente e sul piano reputazionale, dalla politica, quella politica che con il PD senese non si arrende nemmeno davanti al proprio fallimento gestionale. Ingerenza politica che è durata, anche se in forma minore, fino alla gestione Profumo-Viola.Volenti o nolenti, da domani la mano passa al mercato e il conto dei danni portatelo alla politica. Il mercato sarà brutto, intricato e distante dal territorio, ma la politica non ha saputo e non ha voluto tutelare il patrimonio economico e le istituzioni economiche. Alla politica, quella dei governi, non rimane che rafforzare con una legislazione europea chiara il potere delle autorità di vigilanza. A quella locale non rimane che nascondersi sotto una subordinata della coscienza.

hanzo con spada

Quindi domani si chiude il percorso a ostacoli per MPS?

Personalmente ritengo che la soluzione per mettere in sicurezza e rendere “normale” la Banca andrà in porto, anche perché  non penso che Mario Draghi sia intenzionato a concludere il suo mandato alla BCE lasciando in sospeso la soluzione del riassetto bancario italiano. Poi è chiaro, la Banca è una spa e decidono i soci in assemblea. Quello che ho trovato ingiustificabile è il caos, in parte creato ad arte, degli ultimi due mesi: tra chi voleva accreditarsi un ruolo salvifico e chi ha spinto al massimo per augurarsi un fallimento. Un grosso errore aver trascinato la vicenda recente di MPS nello scontro politico, perché  la politica non ha capito quello che stava succedendo e non lo sta capendo nemmeno ora. Quello che viene fatto ora, dovevano farlo il giorno dopo l’uscita di scena di Mussari e invece hanno preferito la continuità politica con Profumo. E “l’incursione” di Passera e la difesa d’ufficio mediatica di Viola, hanno creato ulteriore caos e non hanno permesso una discussione pubblica meritevole di attenzione costruttiva.

Un ultima domanda. In futuro la politica e le amministrazioni locali come dovrebbero rapportarsi con la Banca?

Considerandola una banca e non il grimaldello per procurarsi consenso elettorale (fortunatamente non possono più farlo) e per garantire la carriera al politico o agli amici di corrente del politico. Se la politica rimane nel suo ambito e la Banca opera in autonomia dalle correnti politiche, ci guadagnano l’economia dei territori e la cultura civica di una buona amministrazione locale. Un’ultima cosa. Una parte di responsabilità, ce l’hanno anche coloro che non hanno voluto raccontare con sobrietà tutti i passaggi storici degli ultimi 15 anni. E il tentativo di rioccupare la gestione dei filtri mediatici e monopolizzare la dialettica tra città e media nazionali, serviva proprio allo scopo funzionale: non portare a compimento il racconto delle responsabilità del passato e inquinare quello delle vicende attuali. Poi per fare i coperchi servono i miliardi e non le veline sui giornali. E ti ritrovi i responsabili dei disastri che gridano alla “caccia alle streghe”.

HATTORI HANZO – MPS E LA CACIARA CHE GIRA INTORNO

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Difficile dare torto ad alcuni osservatori esteri, soprattutto di cultura economica anglosassone e del sud-est asiatico, che in questi giorni, nei rispettivi circoli privati, commentano la complessa situazione che si è creata intorno alla banca Monte dei Paschi. Difficile dargli torto, proprio perchè non arrivano segnali tangibili di discontinuità, non tanto in merito alle gestioni Mussari-Vigni, ma in relazione alla situazione stagnante che si trascina dalla gestione Profumo-Viola. Perchè, come sottolineano alcuni commentatori: troppo facile fare l’amministratore delegato con gli aumenti di capitale pagati dagli azionisti o nuovi investitori, soprattutto quando con quei numerosi aumenti di capitale la situazione resta stagnante e paradossalmente, non avviene il cambio dell’amministratore delegato. Questa breve considerazione, a commento di riflessioni non nostre, per sottolineare la necessità di una radicale discontinuità, per dare un segnale forte al mercato e agli investitori esteri. E il primo segnale passa dalla sostituzione dell’amministratore delegato e dal rinnovo delle classi dirigenti, che ricoprivano lo stesso ruolo con la gestione Mussari e di quelli arrivati con la gestione Profumo-Viola. Una sorta di operazione lampo, come quella avviata dal nuovo “Ad” di Unicredit, ovviamente dopo aver cambiato l’Ad. E’ chiaro che il nostro è un mero esercizio di opinione libera, ben consapevoli che non possiamo influenzare la gestione di una società per azioni. Le decisioni competono ad altri, soprattutto agli azionisti. Ricordando che stiamo parlando di una banca sottoposta alla vigilanza unica europea e non di un semplice  circolo ricreativo, come spesso viene considerata la Banca dalle diverse fazioni politiche.
Fabrizio Viola e la nuova indagine relativa alla presunta manipolazione del mercato.
I giornali, così come lo stesso Viola, confermano che c’è questa nuova indagine che oltre a Viola coinvolge l’ex presidente Profumo Alessandro. Per quanto ci riguarda non è tanto la notizia dell’indagine che dovrebbe suggerire il cambio dell’ad, ma una valutazione più articolata, che dopo una breve parentesi cercheremo di illustrare. Una breve parentesi, immedesimandoci in un qualsiasi commentatore di cultura anglosassone. Dopo la notizia della nuova indagine sulla presunta manipolazione del mercato, il sig. Viola ha tenuto a precisare che si tratta di un atto dovuto. Atto dovuto o non dovuto, in merito all’indagine i soggetti coinvolti si rapportano con la magistratura, poi magari archiviano o forse no, ma come tutti i comuni cittadini devono attendere gli esiti dell’iter giudiziario specifico e non far passare il messaggio che qualcuno è indagato “così per sport”, quasi a immedesimarsi con il ruolo di chi indaga. Come se ci fossero indagati con le corsie preferenziali. Chiusa la parentesi, illustriamo perchè serve un veloce cambio di amministratore delegato. Il sig. Viola arriva in Banca MPS con Mussari ancora presidente, e salvo sorprese non ci risultano atti o dichiarazioni, riferite al periodo di co-gestione con Mussari. All’Ad Viola, andavano bene come erano gestiti i cda presieduti da Mussari? In secondo luogo e questo è emblematico, lo storico segretario del cda delle gestioni Mussari-Vigni, Valentino Fanti, è rimasto al suo posto sia con la gestione Profumo-Viola, sia attualmente, godendo della piena fiducia dell’ad Viola. Ultima, e non di poco conto, è la riflessione relativa agli aumenti di capitale. Considerati gli aumenti di capitali e considerata la situazione stagnante, non serve un economista per capire che qualcosa non ha funzionato e non funziona. Del resto, anche il mercato sembra non comprendere le numerose interviste del dott. Viola. La domanda che riproponiamo è sempre la stessa: perché Profumo e Viola, coadiuvati da Mingrone, non hanno mai proceduto con una svalutazione totale chiedendo un maxi-aumento di capitale fin da subito? Perchè non c’è mai stato quel colpo di reni e si è preferito procedere pizzichi e bocconi? Questa è la vera questione, senza girarci intorno, ed è sufficiente per chiedere la sostituzione dell’ad, magari individuando una figura dal profilo internazionale, per arrivare allla soluzione, non più rinviabile per MPS: un’aggregazione. Cosi si chiude questa lunga traversata del deserto e sarebbe un bene per tutto il sistema bancario, per i dipendenti, per i risparmiatori.
E ora parliamo della caciara che gira intorno.
A noi non interessa, e siamo convinti che non porti a nessun risultato, inserire la questione della Banca MPS nel tritacarne dello scontro referendario, pro o contro Renzi, o nella battaglia politica anti-sistema, o in funzione elettorale in vista delle prossime elezioni politiche. Seguire questa strada, allontana la questione concreta, e favorisce la solita banda del groviglio, che con questo maldestro tentativo di buttarla in caciara,  scaricando la  responsabilità dei disastri passati, tutta su Mussari e Vigni, cerca di creare il classico calderone dove le colpe sono di tutti e di nessuno. E oggi, tutti eroi, soprattutto quelli che durante la gestione Mussari-Vigni erano in rigoroso silenzio e qualcuno addirittura, in quel lungo asse PD-Verdini, approfittava di qualche nomina. Lo stesso Falaschi, che oggi chiede il commissariamento della Banca, allora non disdegnava nomine in ambito Asl, in quota centrodestra verdiniano. Commissariare cosa, in funzione di quale piano industriale, ma soprattutto: chi li mette i soldi, per smaltire i crediti di una banca commissariata? Cerchiamo di evitare populismi “viziati”, che guarda caso scopiazzano le proposte del piddino Rossi Enrico, il quale chiedeva di esautorare i vertici della Banca, dimenticandosi di essere uno dei soggetti nominanti della Fondazione MPS e di aver sostenuto le gestioni Mussari-Vigni e Profumo-Viola. Diciamolo apertamente: ci sono pezzi di opposizione che dialogano con pezzi del PD toscano, che mal sopportano la presenza di Tononi alla presidenza della Banca, in quanto non funzionale ai grovigli locali, che spingono per commissariare la Banca o per farla nazionalizzare, ora e non allora, per ridare alla politica il controllo gestionale. Ed è per questo che la commissione regionale d’inchiesta su MPS, oltre che scoprire l’acqua calda, forse perchè i grillini regionali si sono fatti consigliare da quei “politici” senesi, neo-grillini, che avevano invitato gli elettori a recarsi al mare per far vincere il candidato sindaco del PD, non ha sviscerato le responsabilità locali del disastro passato, ma ha spostato l’attenzione sul grande complotto dei grandi poteri. E si capiscono anche i silenzi delle opposizioni sul ruolo degli ex membri delle deputazioni generali della Fondazione MPS, sulla vicenda delle sorelle Barni e su altre questioni di estrema attualità.
Anche la pretesa di un’azione di responsabilità nei confronti dei vertici della Banca, senza un supporto di un organo terzo che ne certifichi illeciti di bilancio, non poteva essere votata. Per chiuderla e per restare pragmaticamente con i piedi per terra, se a qualcuno interessa far chiarezza sul passato e su recente passato, invece di occuparvi della Banca, che oramai è sotto il controllo vigile della BCE, concentratevi sulle responsabilità della politica e della Fondazione, delle pressioni sulla gestione della Banca, in relazione alle società partecipate dalla Fondazione stessa. O forse a qualcuno, sempre sotto suggerimento, interessa di più la caciara e non la verità? La solita musica: tutti contro Mussari, con Mussari fuori gioco; tutti amici di Mussari e in fila per qualche nomina, quando Mussari era al vertice. Stessa musica, quando c’era Profumo. Ora tutti eroi per difendere i risparmiatori e per immolarsi per la causa. Più che la Banca, bisognerebbe commissariare quelli che suggeriscono la caciara. E i suggeritori forse, sono gli stessi, che applaudivano per l’acquisto di Antonveneta e per le nomine della Fondazione del 2001.
Rinnoviamo la nostra apertura di credito nei confronti del presidente Tononi e la richiesta di dimissioni per il sig. Viola.

HATTORI HANZO – FRAMMENTI DI UN PERCORSO AMOROSO AGGREGANTE

hattori hanzo

Parafrasi (agosto 2016): ho scritto Mps sulla sabbia. Te quiero!

Risposta: Tener que!

HATTORI HANZO – MPS: VERSO L’INFINITO ED OLTRE, MA QUALCUNO SI FERMI PRIMA DI “VERSO”

hattori hanzo

E’ opportuno, sulla lunga vicenda di banca Monte dei Paschi, una volta per tutte, separare il grano dal loglio e una volta per tutte, chiudere questa pagina della storia italiana e senese, tanto complessa quanto carica di precise colpe e per certi versi offuscata da situazioni ridicole e non gratificanti per la politica e il mondo bancario. E se, per motivi che sfuggono, molti dei responsabili del disastro di Banca e Fondazione MPS, resteranno impuniti sul piano giudiziario, non possono nel contempo approfittare, di una impunità storica e mediatica: non per via di supposizioni, ma alla luce dei fatti.
Partiamo dai fatti storici, ovvero da quei fatti certificati, che aiutano a dare nome e cognomi ai responsabili politici e ai responsabili gestionali, del disastro MPS.
LA POLITICA E IL MONTE DEI PASCHI
Domenica 30 luglio 2016, il sig. Matteo Renzi, presidente del consiglio pro-tempore, in una lunga intervista sul nuovo giornale di riferimento della corrente renziana del PD, la Repubblica, ha dichiarato testualmente: Su Mps, non prendiamoci in giro: le responsabilità di una parte politica della sinistra, romana e senese, sono enormi. Da Banca121 in poi certe scelte sono state un suicidio, voluto da una politica impicciona e incapace sia a livello territoriale che nazionale”.
Giusto, perfetto, applausi: non prendiamoci in giro! Fissate bene questa frase, utile per comprendere la ricostruzione successiva. foto deputazione con mazzini e rosignoli
Il giorno stesso dell’intervista del pro-tempore, sul suo profilo facebook, il sindaco di Siena, lo statista e urbanista,Valentini Bruno, condivide il link dell’intervista, dichiarandosi pienamente concorde con il “capo del governo”. E qui entriamo nella situazione ridicola, ma altrettanto drammatica per la città. Una premessa: questa ricostruzione è a beneficio del quotidiano La Repubblica e di quei giornalisti, anche di altri giornali, che non solo continuano ad intervistare Valentini Bruno sulle vicende di MPS, ma offrono una narrazione delle vicende completamente distante dai fatti.
Valentini Bruno, quello che approva le parole di Renzi, prima di diventare sindaco “renziano” di Siena, era sindaco “non renziano” del comune di Monteriggioni, e su quest’ultimo comune è scoppiata una imponente inchieste giudiziaria per vicende urbanistiche, relative al periodo amministrativo di Valentini, e infatti lo stesso è indagato e per settembre è in calendario la prima udienza per decidere sul rinvio a giudizio, per lo stesso Valentini.
Sulla spinta dell’ondata renziana, dopo il commissariamento del comune di Siena a seguito delle dimissioni dell’ex sindaco Franco Ceccuzzi, lo statista e urbanista Valentini Bruno, per soli 930 voti di distacco dall’altro candidato, diventa sindaco di Siena. La parola d’ordine del renziano Valentini diventa: rottura con il passato che ha distrutto MPS e la città.  Ecco la rottura. Chi nomina in giunta lo statista Valentini? Paolo Mazzini, esponente del PD ed ex membro della deputazione generale della Fondazione MPS, guidata dal ragioniere Gabriello Mancini. Sempre in giunta, lo statista nomina Fulvio Mancuso, ex membro del cda di Mps Leasing, nominato da Mussari e non solo, la consorte di Mancuso (Paola Rosignoli),  era nella deputazione della Fondazione MPS insieme al solito Gabriello Mancini e assessore all’urbanistica con il sindaco Franco Ceccuzzi. Ora arriva la chicca delle chicche, sulla famosa rottura dello statista Valentini con il passato. Siamo a settembre 2013 e il Renzi pro-tempore, dal palco della festa del partito, intuendo benissimo la pericolosità sul piano politico e non solo, “sputtana” davanti a tutti, lo statista Valentini, dicendo di aver ricevuto dal sindaco di Siena questo sms “Allora procedo così su Mps?” e rispondendo cosi: “Bruno, ma io cosa c’entro con le nomine del Monte?”. Ma non è finita. Siccome Gabriello Mancini, resta ancorato alla poltrona della Fondazione MPS fino alla scadenza naturale del mandato (ha lavorato bene, perchè farlo anadar via prima?), lo statista Valentini diventato sindaco di Siena (ente nominante), convinto di spiazzare tutti, sbandiera ai quattro venti di aver trovato il futuro presidente della Fondazione, nella figura dell’ex garante della privacy Francesco Pizzetti, sponsorizzato dal “mentore” di Valentini, tal Luca Lotti e dall’allora presidente di banca MPS, Alessandro Profumo. La candidatura di Pizzetti, dura il tempo di una giornata, perché  alla presidenza della Fondazione viene nominata Antonella Mansi.
Gabriello-Mancini
Ricordiamoci della frase di Renzi: ”una politica impicciona e incapace sia a livello territoriale che nazionale”. Ovviamente che fa lo statista Valentini? Condivide la frase di Renzi. Onore al Valentini per la palese autocritica. Fermi tutti: manca la chicca finale. Il 5 luglio 2016, lo statista Valentini Bruno, emana un comunicato sulla vicenda MPS e leggete attentamente cosa scrive: ”E’ paradossale che dopo Brexit, l’autorità bancaria europea concorra di fatto a destabilizzare i mercati opponendosi ai tentativi del Governo italiano di consolidare il sistema creditizio e a salvaguardarne i clienti”.
Ecco cosa dichiara invece sul Corriere della Sera in data 1 agosto 2016, il presidente di banca MPS Massimo Tononi, ovvero colui titolato a parlare a nome della banca: Non parlerei di salvataggio ma di un’operazione di mercato che non prevede nessun intervento dello Stato. Cosi come del resto è stato pienamente recepito dalle autorità Europee. Ciò detto l’interlocuzione con Governo e Banca d’Italia è stata intensa e molto assidua. La vicinanza del ministro Padoan è stata per me importante. Inoltre non vi è dubbio che la garanzia Gacs sulle sofferenze sia un punto centrale in questo piano. Così come è risultata decisiva la costruttiva relazione instaurata con il Fondo Atlante, improntata a serietà e rigore. Ha contribuito inoltre, in modo determinante, lo spirito di collaborazione e il sostegno di Bce nei giorni che hanno immediatamente preceduto l’annuncio della nostra operazione”. Quindi è paradossale, che esponenti del PD senese e toscano, con Valentini e Rossi in testa, con tutte le responsabilità politiche che hanno in merito ai disastri di banca MPS, continuino ad intervenire su banca MPS. I risparmiatori, i clienti, i dipendenti della banca, i vertici della banca stessa, dovrebbero diffidare formalmente Valentini dall’intervenire, per evitare alla città queste pessime figure.
Per restare, sempre nell’ambito dei rapporti tra politica e banca, ritorniamo agli statisti che hanno preceduto Valentini Bruno. Il 18 luglio 2016, sempre il quotidiano la Repubblica, pubblica un articolo dal titolo “I sette peccati capitali che in quindici anni hanno sgretolato il Monte”. A parte che manca l’ottavo peccato capitale, ovvero la copertura mediatica, garantita a Mussari imperante e al groviglio armonioso, fino alla gestione Profumo. L’estensore dell’articolo scrive un falso storico e citiamo testualmente dall’articolo: Nel 2011 la crisi Mps è conclamata: 4,69 miliardi di perdita, vertici cacciati e sostituiti con Fabrizio Viola (ad) e Alessandro Profumo (presidente)”.
Innanzitutto, pur in presenza della crisi nessuno viene cacciato. Fabrizio Viola prende il posto di Antonio Vigni, dopo le dimissioni e alla presidenza di MPS c’era ancora Giuseppe Mussari. Mussari presidente e Viola direttore generale. Forse quello di Repubblica è un refuso.
bezzini ceccuzzi
Quindi, Antonio Vigni, il signore che insieme a Mussari ha distrutto il patrimonio della banca, si dimette e si dimette con tanto di applausi e riconoscimenti da parte della politica locale, soprattutto dagli enti nominanti della Fondazione MPS, a quel tempo ancora azionista di maggioranza della Banca. Non a caso, il sig. Alessandro Profumo, diventa presidente di Banca MPS dopo l’uscita di Mussari e Profumo diventa presidente con gli esponenti del groviglio armonioso tutti in carica: Ceccuzzi sindaco di Siena, Bezzini presidente della provincia e Mancini presidente della Fondazione MPS. Pd e centrodestra a trazione verdiniana, plaudono per la scelta di Profumo, esattamente lo stesso plauso, riservato dal PD e dal centrodestra verdiniano a Mussari e Vigni. Il quotidiano La Stampa, nell’agosto del 2013 riporta fedelmente le dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi: ”Nell’autunno del 2011 pensammo di cambiare direttore generale e ci rivolgemmo anche ad Alessandro Profumo, che però rifiutò lasciando la porta aperta a una sua possibile nomina alla presidenza. Con il passare dei mesi la situazione diventava sempre più difficile e mi rivolsi a Massimo D’Alema. Naturalmente lo invitai a contattare Profumo per fare pressioni perché accettasse l’offerta».
L’incontro ravvicinato tra Siena e Massimo D’Alema si svolse in piazza Farnese, a Roma, nella sede di “Italianieuropei”.
I fatti smentiscono palesemente il quotidiano renziano La Repubblica e sempre i fatti, confermano che sia Mussari che Profumo diventano presidente di Banca MPS, attraverso il ruolo invasivo della politica. E oggi, Profumo, non più presidente di MPS, con gran dispiacere di Repubblica, lo troviamo tra i sostenitori del “si” al referendum promosso da Renzi e dalla Boschi.
ceccuzzi profumo
Fissando bene in mente le parole di Renzi, nell’intervista a Repubblica di domenica 30 luglio 2016, ci siamo ricordati che nel 2009, quando Renzi era sindaco di Firenze, su indicazione di Banca MPS guidata da Giuseppe Mussari, Marco Carrai, il cyber-amico di Renzi, viene nominato nel cda di Firenze parcheggi, proprio su indicazione di Banca MPS guidata da Mussari. E ci siamo ricordati anche, che l’attuale responsabile enti locali del PD toscano, l’ex diniano e ora renziano, Stefano Bruzzesi, fu nominato in una società di Banca MPS, sotto la presidenza di Giuseppe Mussari.
Per concludere la rassegna,  sugli intrecci tra politica e banca, riproponiamo le intercettazioni telefoniche relative all’inchiesta MPS. Andrea Pisaneschi, ex presidente di Banca Antonveneta, in quota verdiniana, cosi come riportato dal quotidiano La Stampa, parla al telefono con Fusi,quello della Baldassini-Tognozzi: Si rifà il punto anche con me, che c’avrei piacere. Dopodiché io riacchiappo Pompei, riacchiappo Vigni (rispettivamente un alto dirigente e il direttore generale di Mps, ndr), riacchiappo tutti quelli che devo riacchiappare… “. Per non parlare dell’intenso rapporto tra lo statista per il “si” al referendum, Denis Verdini e Giuseppe Mussari. E sempre dentro questo filone, passato e attuale, ecco spuntare Daniela Santanchè: Il 25 marzo Daniela Santanché gli chiede di fissare un appuntamento a Roma per il suo socio, Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest (che è già cliente Mps). Il presidente Mussari le risponde che la ricontatterà il prossimo lunedì”. Poi ancora un altro sostenitore del “si” al referendum, Giuliano Amato: ”Il neo giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, il 14 febbraio del 2010 parla con Mussari e gli chiede «se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi, in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo». Mussari conferma l’indiscrezione. C’è un’altra conversazione registrata con Amato, il primo aprile di quell’anno. «Mi vergogno a chiedertelo – esordisce il professore Amato – ma per il nostro torneo ad Orbetello. È importante perché noi siamo ormai sull’uso… Che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che insomma il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125». Risponde Mussari: «Va bene. Ma la compensiamo in un altro modo». Amato: «Guarda un po’ se ci riesci. Sennò io non saprei come fare. Trova un gruppo». Mussari lo tranquillizza concludendo: «Lo trovo. Contaci”.
Poi arriva il “punto totale” dell’ex sindaco di Torino Piero Fassino: ”Il 24 febbraio Piero Fassino chiama Mussari per sapere quando lo potrà incontrare a Roma. Ma il presidente Mps è per una settimana in ferie. «Ricontattami quando rientri per fissare un incontro. Così facciamo un po’ il punto totale”. Poteva mancare Gianni Letta? No!: ”Il 17 marzo arriva la telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta: «E’ possibile concedere al Teatro Biondo di Palermo un extrafido di 1.5 milioni di euro garantito da finanziamenti assicurati dalla Regione e dal Comune». Mussari risponde che se ne occuperà «immediatamente>> ”.
Chiudiamo con una  domanda a Renzi: conosceva Mussari? Dall’intercettazione telefonica: A Fabio Borghi, Mussari «gli dice di essere stato dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che aspetta che lo contatti telefonicamente per fissare un appuntamento”. Per la precisione storica, durante le famose vicende dell’operazione Antonveneta, il PD toscano e senese era tutto schierato con Veltroni e il referente toscano dei veltroniani era Rossi Enrico, attuale governatore della Toscana, proprio colui che ha sostenuto prima la presidenza Mussari e poi quella di Profumo, mentre il centrodestra era tutto a trazione verdiniana.
VERSO L’INFINITO E OLTRE,MA QUALCUNO SI FERMI PRIMA DI “VERSO”
Arriviamo a questo mese di luglio 2016 e cerchiamo di capire cosa è successo e sta succedendo fuori e dentro banca Monte dei Paschi. Il quotidiano La Repubblica , a firma dello stesso autore, che dimentica di inserire Alessandro Profumo nella narrazione del groviglio armonioso e dei rapporti con la solita politica che ha invaso Banca e Fondazione, il 4 luglio 2016, approfittando del caos totale generato dalla Brexit, pubblica la famosa lettera della BCE, in merito ai crediti deteriorati. Dal momento della pubblicazione della lettera fino al 29 luglio, in primis da Repubblica e poi trascinando quasi tutti, inizia il tiro al piccione contro Banca MPS e alcuni politici aggrovigliati e altri commentatori, tanto attenti nel passato a non disturbare Mussari e Profumo, chiedono l’intervento dello Stato e addirittura qualcuno arriva a chiedere la destituzione dei vertici della Banca, guidata da Massimo Tononi. In tutta questa caciara, dalla narrazione, scompare la figura di Alessandro Profumo. Come se un esperto di iconografia, per illustrare “l’ultima cena”, decidesse di eliminare dalla raffigurazione uno dei discepoli, uno a caso: Giuda. Toh, non c’è più Giuda nell’ultima cena! Questa cercate di capirla, ma solo in senso iconografico. Per venti giorni abbiamo assistito a uno spettacolo mediatico raccapricciante,  passando da “la banca è fallita” a  arriva “il bail in”, poi “ci commissariano”, ci “pensiamo noi del governo”…,  “Draghi ci vuole male”, gli alieni sono alle porte e via discorrendo. Sono arrivati a scrivere che la vicenda MPS era appesa al filo di 48 ore. Hanno scritto di tutto e di più, e dentro questo marasma mediatico, i soliti esponenti di quel groviglio, capeggiati a Siena da Valentini, hanno tentato di nascondere le colpe del passato e dei gestori locali, spostando l’attenzione su “la crisi mondiale” e la cattiveria delle autorità europee. Nello stesso modo è una forzatura mediatica,  parlare di piano Draghi-Renzi. Renzi di banche se ne occupa solo nelle interviste.Siamo in regime di vigilanza unica europea e i rapporti sono esclusivi, tra autorità europee e vertici delle banche. E ringraziate la presenza importante e solida di Banca Intesa, che ha fatto da scudo e ha trovato delle soluzioni, a partire dal fondo Atlante. Le opposizioni invece di inseguire Renzi o i politici aggrovigliati locali sulla propaganda, la smettano di occuparsi del riassetto delle banche e si concentrino sia sulle responsabilità dei disastri, che  sul ritorno a certi vizi del passato della coppia Valentini-Mancuso, entrambi molto stimati da tal Luca Lotti.
Morale della favola e qui ci fermiamo, anche dalle conferme del presidente Tononi, Banca Monte dei Paschi era in stretto contatto da tempo e in piena sintonia con la BCE e la maxi-cartolarizzazione, con l’aumento di capitale, è il frutto di questa sintonia. Bisogna attenersi ai fatti, senza trionfalismi o strumentalizzazioni, anche perchè è interesse di tutti trovare soluzioni per stabilizzare i danni prodotti dal groviglio armonioso. Solo una cosa merita aggiungere: se Profumo e Viola, coadiuvati da Mingrone, procedevano fin da subito a una totale svalutazione, con un maxi-aumento di capitale in un sol colpo, oggi si discuterebbe di altro. Ci auguriamo per davvero, che MPS e il valido Tononi, possano incamminarsi verso l’infinito e oltre, ma qualcuno, dai politici, ai responsabili dei disastri e degli errori gestionali, si fermi fin da subito. Tra qualche giorno, ci occuperemo di Fondazione MPS, e non solo dal punto di vista inconografico.

HATTORI HANZO – PERCHE’ IL TIRO AL PICCIONE SU BANCA MPS PROPRIO ORA?

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Lo strano scherzo del destino che insegue banca MPS: quando veniva martoriata e il suo patrimonio distrutto, quasi fino al fallimento, il silenzio mediatico, salvo pochi casi, era la cifra che aiutava la gestione Mussari-Vigni. Poi è arrivato Profumo e anche nei confronti di Alessandro c’è stato il solito occhio di riguardo mediatico.
Da due giorni, passata la Brexit, all’improvviso parte un vero e proprio tiro al piccione nei confronti di banca MPS e di riflesso nei confronti dei vertici, con il presidente Tononi in testa. Perché  proprio ora spunta la lettera della BCE? Una lettera che, in base al rapporto iniziato da gennaio 2016 con la BCE, nulla cambia nelle interlocuzioni tra i vertici della banca e le autorità europee. Che gli NPL erano e sono un problema da risolvere non è una novità, cosi come non sono delle novità, l’urgenza e la tempistica accorciata per una soluzione finalizzata a liberare la banca dal peso degli stessi NPL.
Ricapitolando: siamo passati dal silenzio mediatico nei confronti delle gestioni aggrovigliate, allo “scherzetto” mediatico nei confronti della gestione Tononi, proprio a ridosso degli stress test, quasi a utilizzare banca MPS come “agnello sacrificale” nel contesto del dibattito politico europeo del dopo Brexit, in merito al sistema bancario europeo.
A gennaio 2016, fu lo stesso presidente della BCE Mario Draghi ad evidenziare l’urgenza di liberare le banche dal peso degli NPL e sempre, il nostro Mario, disse chiaramente che le banche italiane non necessitavano di ulteriori ricapitalizzazioni, riferendosi ovviamente alla banche sottoposte alla vigilanza unica europea. Che cosa è cambiato da gennaio a oggi, sapendo benissimo che la Brexit non ha mutato minimamente il patrimonio delle banche italiane, compresa MPS? Perché con la notizia della lettera della BCE si sono scatenate le “manovre borsistiche” per affossare il titolo di banca MPS? Forse questo tiro al piccione giova a qualche logica politica di riposizionamento, pur essendo una logica demenziale, che reca danno al sistema bancario ed economico?
Sono domande che ci poniamo, proprio perché  non ci capiamo niente di banche, e anche perché avendo conosciuto il sistema marcio del groviglio e le commistioni con certi settori dell’informazione, proviamo un senso di fastidio civile nei confronti di queste manovre speculative ad orologeria. Tra l’altro pochi giorni fa, come da contratto e sottolineiamo come da contratto, Banca MPS ha comunicato che gli interessi sui Monti-bond verranno pagati in contanti e non in azioni, perché lo stesso contratto firmato nel 2013, prevede infatti, che la banca può optare di pagare in azioni e non in contanti in caso di bilancio in perdita e siccome il bilancio 2015 è stato chiuso in utile, la banca rimborsa in contanti. Ecco perché il MEF è rimasto fermo al 4%.
Con questo scenario che vede banca MPS sulla via del risanamento confermato dal presidente Tononi, ecco che all’improvviso arriva lo “scherzetto”.
A chi giova “massacrare” MPS,  ora che il groviglio non c’è più a ridosso degli stress test?
Per ora ci fermiamo con questa domanda.