Articoli scritti da: Bastardo Senza Gloria

L’ULTIMO ARTICOLO SUL BLOG. BASTARDO SENZA GLORIA VA IN QUIESCENZA E SI FONDE CON #QUELLIDELLOSTANZINO

quiescenza

Lo avevamo detto  e noi manteniamo le cose che diciamo. Ci fermiamo qui, Bastardo Senza Gloria va in quiescenza, da ora in poi ci dedicheremo al nostro nuovo progetto comunicativo: LO STANZINO DIGITALE.

Vogliamo ringraziare uno ad uno i nostri numerosissimi lettori, uno ad uno i vari commentatori e anche i nostri detrattori. In realtà ai nostri detrattori ci teniamo tantissimo; sono loro che fanno crescere in maniera smisurata il nostro ego. Senza di loro, che spesso coincidono con quelli  che noi attacchiamo pubblicamente, non saremmo ancora qui ad inventarci qualcosa. Tante situazioni abbiamo denunciato, tante di queste sono rimaste ancora lì tali e quali, come una camicia di forza sulla città, difficile da togliere, ma non impossibile; noi ci proveremo fino all’ultimo a togliere questa camicia, senza tentennare e senza farsi incantare dai falsi profeti.

Nell’anno in cui si è parlato più sovente di fusioni, i primi ad anticipare tutti i tempi siamo stati noi, fondendoci in questo nuovo progetto, con quei ragazzi terribili dello #stanzino. L’augurio che ci facciamo e vi facciamo, è quello di tenere duro e di non cedere di un millimetro difronte ai soliti aggrovigliati storici e a quelli di ritorno, quest’ultimi più subdoli, ma altrettanto deleteri.  Continueremo nella nostra pagina Facebook a tenervi aggiornati ed una nuova se ne aprirà per Lo Stanzino Digitale, ma il blog si fermerà. Un abbraccio. Sempre vostro.

Bastardo Senza Gloria

ANALISI DEL VOTO REFERENDARIO A SIENA E IN TOSCANA

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Il primo errore commesso a Siena e in Toscana, da quasi tutta la classe politica, è stato di avere analizzato il risultato referendario come la proiezione di un risultato elettorale amministrativo. Un errore politico e un grossolano errore di valutazione dei flussi elettorali.
Per quanto riguarda il risultato su scala nazionale, è del tutto evidente che Renzi ha pagato l’immobilismo rispetto ai proclami di partenza e l’aver preteso un voto, sulla simpatia o meno, del renzismo al governo. E’ stata pagata  l’occupazione forzata delle poltrone e della scena politica da parte del suo “giglio magico”, oltre ad aver affidato al suo “esperto di giornalate”, Filippo Sensi, il compito di rendere l’informazione completamente asservita al renzismo. Il risultato elettorale è stato una risposta corale a questa arroganza politica e comunicativa. Punto. La futura partita elettorale è un’altra partita e i blocchi di voti che si sono spostati per l’esito referendario,  non saranno gli stessi per ovvie ragioni.
In Toscana, se analizziamo attentamente il risultato referendario, emergono due dati: la vittoria del SI è stata determinata da uno spostamento di voti d’opinione dal centrodestra e da un’area di dissenso, che solitamente vota soggetti politici tipo liste civiche o come  di recente 5 Stelle, che ha  compensato l’emorragia di voti dal fronte PD. Il caso eclatante è Arezzo: amministrazione di centrodestra e vince il SI. A Pisa, Massa, Livorno, Grosseto, comuni dove oltre ai malumori nei confronti della gestione di Enrico Rossi della Regione, siamo in presenza di una classe politica non targata PD organizzata e mobilitata sul territorio, ha invece prevalso il NO.  Un altro fattore poi ha determinato la vittoria del SI in Toscana, in previsione del congresso del partito. Molti della sinistra interna, che sul piano nazionale erano schierati per il NO, in Toscana si sono posizionati sul SI, con lo scopo di rafforzare la figura di Enrico Rossi, al fine di  presentarlo alla segreteria del partito.
A Siena, invece, il voto sul SI ha registrato spostamenti di elettorato che le scorse elezioni aveva votato per alcune liste civiche o per i 5 Stelle, altrimenti il risultato del Si si sarebbe assestato intorno al 48-49%. A questo va aggiunto un altro dato: l’assenza storica di una classe politica pronta a sostituirsi al PD, e la conferma di questo è l’immobilismo rispetto a questioni di grande rilevanza amministrativa e sociale, ad esempio la vicenda rifiuti. Si preferisce guardare il dito e mai la luna, nel fronte dell’opposizione senese invece di provocarli, preferiscono attendere gli eventi. Questo immobilismo è il frutto anche di una campagna di anestetizzazione che dura da tre anni, portata avanti per agevolare una componente interna al PD di Siena. E’ chiaro che se affidi la bandiera del NO a un personaggio politico come Lorenzo Rosso, che negli anni del groviglio storico era più per la vittoria dei sindaci PD, che per quelli dell’opposizione, è chiaro che oltre il trascinamento del dato nazionale non vai. Non a caso, lo stesso Rosso per il dibattito sul referendum, ha organizzato l’incontro per dare il palcoscenico a Franco Ceccuzzi, promotore del SI, il quale sperava in una vittoria del SI a livello nazionale, in modo da rubare lo scettro del renzismo in città.
Per non parlare delle opposizioni che si sono adagiate a firmare documenti promossi da associazioni legate a filo doppio col PD.
Il referendum è passato e anche il giglio magico è stato archiviato. A Siena, per le prossime elezioni comunali, considerata la spaccatura interna al PD, somigliante sempre più ad una dissoluzione del gruppo dirigente del PD senese, o cambia anche la classe dirigente dell’opposizione e si chiude la parentesi dell’immobilismo, oppure  non ci sarà mai una svolta.
Sul voto senese poi ha pesato la paura fatta circolare ad arte sulla banca MPS, indicando nel NO un evento negativo per la Banca.

Se non vi torna questa analisi, pronti al confronto con chi ha dati attendibili da valutare. In Toscana, ancora sembra regnare incontrastato, il famoso patto tra Verdini e il Pd.

GESTIONE RIFIUTI: VALENTINI E RONCHI PER NON METTERE IN IMBARAZZO IL PD, EVITANO DI PORTARE LA GRAVE VICENDA IN CONSIGLIO COMUNALE

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Uno scandalo, quello emerso dai primi passi dell’inchiesta della procura di Firenze, che potrebbe deflagare ancor più pesantemente. Il primo segnale che qualcosa di corposo sia stato trovato dagli inquirenti arriva con la decisione del tribunale del riesame, che ha confermato gli arresti domiciliari all’ex direttore dell’Ato sud Toscana, Andrea Corti. L’altro segnale era arrivato dall’autorità anticorruzione che pochi giorni fa, aveva acceso un faro su Sei Toscana, mentre  ieri, si sono dimessi tutti i membri del cda di Sei Toscana, compreso il presidente Paolini (tanto voluto da Valentini e dal PD senese).

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In tutta questa vicenda si segnalano i silenzi imbarazzanti del sindaco di Siena, Valentini Bruno e dei consiglieri comunali di maggioranza. Mentra a Arezzo e Grossetto, sindaci e consiglieri, si sono mobilitati per fare chiarezza, a Siena il sindaco Valentini e il presidente del consiglio comunale Ronchi, entrambi del PD, per non mettere il proprio partito in imbarazzo politico, evitano di convocare un consiglio comunale urgente sulla questione dei rifiuti.
Perchè questo “rifiuto”?

L’ex presidente di Sienambiente (socio di Sei Toscana) Fabrizio Vigni (PD) è tra gli indagati, e dopo le dimissioni del Vigni, gli enti locali lo hanno sostituito con un altro del PD, il sig. Fabbrini. Dopo il Vigni, anche l’amministratore di Sienambiente non è più in carica, a seguito del provvedimento di interdizione da parte della magistratura.
Di fatto il centro di potere della gestione dei rifiuti era delegato alle istituzioni senesi e gli uomini del PD nominati nelle varie società.
Poi ci sarebbe quella questione dei prezzi dei sacchetti dei rifiuti. Insomma, ci sono tante cose da chiarire, ma Ronchi e Valentini, fanno quadrato per non mettere in imbarazzo il PD.
Qui le puntate precedenti sui rifiuti: uno, due e tre.

A questo punto perchè i consiglieri di opposizione non chiedono un consiglio comunale urgente? La stessa cosa potrebbero farla tutti i consiglieri comunali dei comuni della provincia di Siena. Perchè tutta questa omertà sulla vicenda rifiuti?

ECCO IL NUOVO GROVIGLIO SENESE E I MOTIVI DELL’ASSALTO ALLA FONDAZIONE MPS-PARTE 4

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Cos’è il groviglio? Il groviglio non è un singolo partito o più partiti, il groviglio è una visione viziata e nefasta della vita pubblica e una modalità per gestire le relazioni istituzionali, includendo i molteplici settori del territorio: dalla Banca al sindacato fino allo sport. Il groviglio storico era ed è questo, e il nuovo groviglio riparte da queste modalità.
C’eravamo lasciati con le puntate precedenti, leggi qui: prima parte, seconda parte, terza parte.

Ribadiamo il giudizio precendente sul documento di Siena Attiva firmato anche da alcuni consiglieri di opposizione: quel documento non andava firmato e quel documento rappresenta chiaramente la tipica modalità del groviglio. Al coro di quell’aggrovigliamento consiliare, si aggiunge anche il documento firmato dalle sigle sindacali contro Clarich. Come mai gli stessi sindacati che oggi chiedono la testa di Clarich non hanno mai chiesto le dimissioni di Mussari, Antonio Vigni e Mancini? Anzi, in quegli anni i vertici del sindacato (da non confonderli con i semplici iscritti ) facevano quadrato insieme al partito per difendere i vertici di Banca e Fondazione e non solo, alcuni esponenti del sindacato venivano nominati nelle partecipate di Banca MPS. Uno su tutti l’ex segretario provinciale della CGIL di Siena, Claudio Vigni, nominato nel cda di Mps Capital Service. Per non parlare di altri sindacalisti nominati nella Deputazione Generale della Fondazione guidata da Mancini. Allora era un coro blindato a difesa dei Mussari, Vigni e Mancini, per dare supporto al partito che difendeva i vertici. Oggi dal partito (PD) e dall’associazione del vicesindaco Mancuso (da sempre vicino alla CGIL e allora legato alla componente politica dentro il partito vicina alla Fisac Cgil, per intendersi vicini all’ex membro del cda Fabio Borghi),  è partita la sfiducia a Clarich e i sindacati (che strano), scendono in pista contro Clarich. Leggi qui.
Siamo curiosi di sapere quale mandato avrebbe disatteso il Clarich e come mai i sindacati intervengono per chiedere al sindaco di intervenire su un ente di diritto privato, per sostituirne il presidente. SENTIAMO, quale sarebbe il mandato che aveva Clarich che i sindacati conoscono ?
Gli stessi sindacati, quando Mussari portò a compimento l’operazione Antonveneta, scrissero queste cose (leggete attentamente): “Esprimiamo grande soddisfazione per un’operazione che si inquadra perfettamente all’interno delle strategie previste nel Piano Industriale di Gruppo 2006-2009, volte a privilegiare il ruolo aggregante dello stesso ed il mantenimento dell’indipendenza strategica”. Questo il commento, affidato ad una nota, delle segreterie Fabi-Fiba-Fisac-Uilca. “Tale operazione – prosegue la nota – consente di concretizzare in maniera effettiva la costituzione di un terzo polo bancario all’interno del panorama domestico, mettendo al riparo la Banca da speculazioni mediatiche e finanziarie. I lavoratori della Banca e del Gruppo hanno ampiamente contribuito alla realizzazione di questo basilare obiettivo, affrontando con responsabilità i processi di ristrutturazione derivanti dall’applicazione del Piano Industriale”. “Il positivo esito dell’operazione – conclude la nota – conferma la validità del sistema di relazioni sindacali attuato all’interno del nostro aggregato creditizio e la lungimiranza dimostrata dai dipendenti e dal Sindacato nella conduzione di un metodo di lavoro improntato alla concertazione e all’unità di intenti. Nel momento in cui verranno resi noti i dettagli dell’operazione, provvederemo a informarvi tempestivamente, valutando al contempo gli eventuali impatti che ne dovessero derivare”.

aggrovigliati alla festa pd

Cari signori al vertice dei sindacati, invece di fare da sponda alle correnti politiche contro Clarich, riflettete sul sostegno che avete dato ai vertici della Banca sull’operazione Antonveneta. Riflettete su questo e non sul mandato di Clarich. Ma che VERGOGNA!!!!!
Per non dimenticare la difesa a oltranza di Antonio Vigni, fino ad esprimere dispiacere per la sua uscita di scena dalla Banca. VERGOGNA!!! Del resto, appena uscito dalla Banca, l’ex sindaco Ceccuzzi (PD) e l’ex presidente della provincia Bezzini (PD) volevano far diventare Antonio Vigni, consulente strategico della Fondazione MPS. Non erano bastate le strategie durante il suo ruolo in Banca?

Questo sta succedendo a Siena: il ritorno di fiamma di coloro che hanno assecondato i disastri di Banca e Fondazione. E oggi, esprimono contrarietà su Clarich? Ci dovevate pensare allora, e fermare Mussari e Mancini.

ceccuzzi avanti sienamonacione

Lo schema è sempre lo stesso, quello che dal 2006 al 2012 ha portato la Banca al disastro e quello che dal 2001 al 2012 ha portato la Fondazione verso il quasi annullamento patrimoniale: correnti politiche, giornalisti locali, pezzi di sindacato e gruppetti di pressione locale, ritornano per riportare la modalità groviglio nella Fondazione, o meglio, per completare quello che hanno avviato con le nomine di Fabbrini, Frigerio e Barni.
E chi è colui che media fra le varie correnti e ha lanciato l’assalto a Clarich? Il sig. Fulvio Mancuso, personaggio politico ben descritto nelle puntate precedenti. Passato dalle nomine del passato, insieme alla moglie, per ricoprire oggi il ruolo di vicesindaco di Siena.
Tutta questa manovra rientra in un disegno politico più ampio. Un disegno che vede il ritorno di Alberto Monaci, nel ruolo di grande vecchio, in un rinnovato rapporto di “pace” con Ceccuzzi e il Mancuso, che media fra i due personaggi. Nel contempo il Mancuso, aiutato da qualche giornalista locale, tenta di rifarsi una verginità politica e lavora ai fianchi alcuni gruppi di opposizione, per neutralizzare candidature fuori dal groviglio alle prossime elezioni e costruirsi un potere di mediazione con Monaci e Ceccuzzi. Ecco perchè ha chiesto le firme per il documento di Siena Attiva, sapendo di poter contare su Pinassi e Semplici dentro i 5 Stelle, e quindi isolare il gruppo grillino vicino al Furiozzi.  Ovviamente poteva contare  sul Tucci e Pasquale D’Onofrio e dentro questa operazione ha portato i consiglieri di Nero su Bianco, con lo scopo di portare via  nel futuro,  i consensi alla lista di opposizione. Stavolta, quelli veramente scaltri, sono stati quei consiglieri di opposizione che non hanno firmato il documento. Praticamente usano Clarich come capro espiatorio da una parte e dall’altra, puntando a un presidente prima delle prossime elezioni per siglare la nuova “pace” tra Monaci e Ceccuzzi, con il Mancuso che continuerebbe a galleggiare, e lo storico gruppo politico vicino alla Fisac Cgil, che ritornerebbe in grande spolvero.

A questo punto i consiglieri di opposizione, non per difendere Clarich, ma per bloccare questa operazione di groviglio sulle spalle della gente e delle istituzioni cittadine, dovrebbe presentare una mozione di sfiducia nei confronti del vicesindaco Mancuso e in consiglio comunale dovrebbero portare queste domande. Una per il sindaco (PD) Valentini Bruno e le altre per il Mancuso.

Domande per il sindaco:

  • Caro sig. sindaco, ci potrebbe fornire la corrispondenza con i vertici della Fondazione (gestione Mansi e Clarich) in merito alla questione delle erogazioni e sulla gestione del patrimonio della Fondazione?

Domande per il Mancuso:

  • Caro vicesindaco, è vero che tra la prima e l’ultima votazione per eleggere il presidente Clarich, lei ha avuto un incontro con l’altra candidata, la professoressa Bettina Campedelli, per chiederle di rinunciare alla corsa alla presidenza o comunque trovare una soluzione per favorire l’elezione di Clarich? A che titolo ha incontrato la Campedelli?
  • Sig. Mancuso, lei fa parte dello studio legale associato Mancuso-Picchianti-Rosignoli, e considerato che lei è vicesindaco di Siena e il suo studio opera anche nella città di Siena,vorremmo sapere se lo studio in cui è uno degli associati, dal momento in cui è stato nominato assessore, ha ricevuto incarichi o rapporti di consulenza con società partecipate dal Comune di Siena o con associazioni di categorie che hanno rapporti con il Comune di Siena. Cosi, per fugare qualsiasi dubbio. E visto che ci siete, chiedete di rendere pubblico, il verbale dell’audizione nella commissione comunale dell’ex presidente Antonella Mansi, soprattutto quando illustra la situazione di Siena Biotech.

Per chiudere il cerchio, l’attuale segretario del PD di Siena, faceva parte di una delle deputazioni generali della Fondazione MPS.

E po ci tocca sentire da alcuni commentatori che la colpa dei disastri è dei tecnocrati. E della sfortuna.

ECCO IL NUOVO GROVIGLIO SENESE E I MOTIVI DELL’ASSALTO ALLA FONDAZIONE MPS. PARTE 3

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La domanda sorge spontanea :perché  questa ossessiva attenzione da parte di alcuni settori del groviglio armonioso e di alcune forze politiche, nei confronti di una Fondazione completamente spolpata dalla stessa politica locale?
Le risposte sono molteplici e meritano di essere focalizzate. Partiamo dalla prima, dopo una premessa per rinfrescare qualche smemorato.
Dagli interventi di alcune forze politiche sta passando il messaggio che Gabriello Mancini, responsabile con la sua gestione di aver distrutto il patrimonio dell’ente, è stato defenestrato. Assolutamente falso. Il prode Gabriellone Mancini ha concluso il suo mandato fino alla scadenza naturale, con tanto di ringraziamenti da parte degli enti nominanti, in primis il Comune di Siena. Il Mancini ha concluso il suo mandato sotto la giunta di Valentini Bruno e di Fulvio Mancuso, condividendo fino alla scadenza tutti i passaggi formali della Fondazione, altro che rottura col passato! Ora seguite attentamente.
Finisce il mandato di Mancini e il PD con il sindaco Valentini, spinge per la presidenza della Fondazione il prof. Pizzetti, un nome gradito anche all’allora presidente della Banca Alessandro Profumo e al “pensatoio” Astrid, dove ci trovate un personaggio ben conosciuto a Siena, Franco Bassanini. Poi tramonta la candidatura di Pizzetti e alla presidenza della Fondazione arriva Antonella Mansi. Sul piano formale cosa accade dopo l’insediamento della Mansi e la certificazione dei danni patrimoniali compiuti durante la gestione Mancini? La Fondazione è costretta ad avviare delle azioni di responsabilità nei confronti delle deputazioni precedenti. E qui viene presa una decisione: solo azioni di responsabilità nei confronti delle deputazioni amministratrici e non verso quelle generali, sapendo benissimo che la deputazione ammnistratrice segue gli indirizzi votati nelle deputazioni generali. Una scelta che ha fatto tirare un sospiro di sollievo al Valentini, in quanto nella sua giunta ha un assessore che faceva parte della deputazione generale e un altro assessore (Mancuso), che aveva la moglie nella stessa deputazione generale.
La scelta di avviare delle azioni di responsabilità nei confronti delle deputazioni amministratrici, ovviamente, ha creato malumori e irritazini nel variegato mondo del groviglio armonioso. Prima hanno fatto fuori la Mansi, colpa anche sua che dimettendosi ha prestato il fianco, e con la nomina di Clarich, qualcuno, anzi più di qualcuno, ha sperato che quelle azioni di responsabilità finissero nel dimenticatoio. Il Clarich, invece, ha deciso di spingere l’acceleratore sulle azioni di responsabilità e anche lui, da quel giorno, è colpevole di lesa maestà nei confronti del groviglio. Ed ecco la prima risposta: ”facciamo fuori Clarich cosi ci mettiamo un presidente per riconsiderare quelle azioni di responsabilità”.  E devono farlo alla svelta, prima delle prossime elezioni comunali. Perché  ora hanno la certezza che il Comune è guidato dal PD, alle prossime elezioni questa certezza potrebbe svanire. Chi sta all’opposizione, in teoria, non dovrebbe prestare il fianco a questa soluzione, invece, qualche oppositore, forse perché  ha studiato strategia con le istruzioni dei pokemon, presta il fianco e la firma, per destabilizzare i vertici della Fondazione.
La seconda risposta. E’ un dato di fatto, la Fondazione, a seguito dei danni prodotti dalla politica, ha un patrimonio limitato e ora quel patrimonio limitato, considerato che a livello amministrativo non ci sono state iniziative per dare alla città nuove “fonti” per trovare risorse, ritorna utile.
La terza risposta. Il groviglio ha una paura tremenda che possano saltare fuori nuovi dettagli sul come è stato spianato il patrimonio della Fondazione e sarebbe imbarazzante se prima o poi i cittadini venissero a conoscenza dei verbali delle deputazioni passate.
In tutta questa vicenda cosa non torna? Consiglieri comunali di maggioranza e opposizione e alcune forze politiche, lanciano critiche e chiedono le dimissioni di Clarich, ma nessuno di questi soggetti pone l’accento sulla vicenda delle sorelle Barni e sulle poltrone che occupa contemporaneamente il sig. Fabbrini (deputato della Fondazione, presidente di Sienambiente, vice presidente della Fises e amministratore delle Terme).
A rafforzare questo disegno di restaurazione aggrovigliante, ci sono due vicende emblematiche: appena insediato, le prime uscite pubbliche del nuovo direttore della Fondazione MPS, Davide Usai, le ha fatte con l’associazione politica del vicesindaco Mancusso, Siena Attiva. Mentre nella famosa commissione d’inchiesta regionale su MPS, il PD in accordo con i 5 Stelle, decidevano di non convocare per essere ascoltati, tutti i deputati della deputazioni generali guidate da Gabriello Mancini.

Il Clarich si trova a un bivio: o asseconda queste operazioni strampalate e vergognose della politica locale e si dimette, oppure, avvalendosi delle prerogative che le legge attribuisce ai vertici della Fondazione, finisce il mandato e prima di finirlo, si presenti alla città con una forte iniziativa di verità sul passato e di trasparenza su eventuali pressioni finalizzate ad intaccare il patrimonio della Fondazione. E’ ora di farla finita con questo groviglio o no? Nel frattempo questi nostri scritti, oggi stesso, saranno inviati per conoscenza al MEF (in quanto autorità di vigilanza sulle Fondazioni) e alla sede dell’ACRI (associazione delle Fondazioni bancarie).