IL VETO DEL PD SULL’AUDIZIONE DELLA DOTTORESSA BUSCALFERRI E IL SUPER TESTIMONE SCARAMELLI

 

giannarelli Il cerchio piano piano, si sta chiudendo ed emergono, in tutta la loro evidenza, fatti gravissimi riguardo la gestione del Pd senese e regionale dell’affaire Mps. Apprendiamo direttamente dalla Dott.ssa Buscalferri, che la stessa non è stata ascoltata dalla commissione regionale d’inchiesta su Mps, per via di un veto posto dai membri del Partito Democratico. Questo il testo originale del commento pervenutoci:

All’inizio dell’insediamento della citata Commissione, fui preallertata per una convocazione
La notizia mi fu confermata da Tommaso Fattori consigliere di opposizione a cui avevo fatto pervenire alcuni articoli da me scritti : fu lui medesimo a dirmi che c’era stato il veto di tutto il
PD sulla deposizione della mia persona. Correva il mese di Novembre 2015, da allora nessuno mi ha più nè contattato nè cercato.
Antonella Eleonora Buscalferri

Tre aspetti sono gravissimi rispetto a questa vicenda. Il primo riguarda la valenza di una commissione d’inchiesta, se questa agisce in condizione di libertà condizionata, per causa dei veti di una parte politica. Il secondo aspetto, altrettanto grave, è quello riguardante il presidente della commissione Giacomo Giannarelli, che difronte ad un atto del genere, non denuncia la cosa e non rende pubblici questi atteggiamenti gravemente condizionanti, non ne era a conoscenza? A questo punto (giusto per farsi due risate) sarebbe quasi il caso, di istituire una commissione d’inchiesta sulla commissione d’inchiesta. Tutta roba da film, il maestro Monicelli l’avrebbe saputa inquadrare in maniera magistrale. Il veto nei confronti della dott.ssa Buscalferri nasconde ciò che noi andiamo denunciando da tempo, essendo lei stata membro di quella Deputazione Generale della Fondazione Mps, presieduta da Mancini, la quale decise in un modo tutto da approfondire, vista la palese violazione dell’allora statuto della Fondazione, quell’operazione “Fresh” (per finanziare l’acquisto di Antoveneta), nell’occhio del ciclone anche dell’inchiesta di Milano. Della stessa deputazione facevano parte anche l’attuale assessore Paolo Mazzini e l’ex assessore della giunta Ceccuzzi, Paola Rosignoli, moglie del vice sindaco Mancuso. Perché fu deciso di convocare la Buscalferri e non anche gli altri membri della deputazione,  come Mazzini e Rosignoli, nominati in quota del Pd senese? E il veto sulla Buscalferri, è stato messo perché sarebbe stata troppo palese questa differenza di trattamento? E’ chiaro a tutti il goffo tentativo del Pd di togliersi da qualsiasi imbarazzo.

scara ceccuzzi e c. Ed ora veniamo al super testimone Stefano Scaramelli da Chiusi, il quale ai microfoni di Antenna Radio Esse (ascolta qui) ci racconta che ad una riunione del Partito Democratico del 2011, presenti tutti gli organi del partito e il presidente della Fondazione Mps Gabriello Mancini, decisero (lui dice di essere stato contrario), sull’aumento di capitale della Banca Mps. Ma si è capita o no, la portata di una dichiarazione del genere? Praticamente il partito riunito decide sull’aumento di capitale di una Banca quotata in borsa? Con quale titoli il sig. Scaramelli e c. avrebbero deciso questa cosa? Noi fossimo la Consob, apriremmo un’inchiesta in un nano secondo su quanto detto dallo Scaramelli, ed insieme alla Consob vedremmo bene anche una bella indagine, finalmente chiarificatrice, della magistratura. Se vogliamo continuare a giocare a chiuccheri, basta dirlo, ma almeno non ci prendiamo per i fondelli, di queste cose nella relazione “prima” della commissione d’inchiesta su Mps, non vi è nemmeno l’ombra. Allora ci vogliamo svegliare, oppure si preferisce fare come sempre finta di niente? Stefano Scaramelli, perché non ti sei presentato spontaneamente alla commissione per raccontare un fatto del genere? Anzi, più che in commissione, era meglio presentarsi direttamente difronte alla magistratura.

ANALISI DETTAGLIATA DELLA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE REGIONALE SU MPS: UN FAVORE AL GROVIGLIO ARMONIOSO E ALLA POLITICA LOCALE. SEMBRA SCRITTA CON LA CONSULENZA DI VERDINI PER FAVORIRE IL PD DEL GROVIGLIO

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Ci saremmo aspettati uno sforzo maggiore, un impegno doveroso per non offendere la memoria e il lavoro di quei pochi che negli anni hanno non solo contrastato il groviglio, ma anche lavorato per ricostruire con riscontri oggettivi la vicenda tragica del groviglio tra banca, politica e informazione. Invece no, la relazione  partorita dalla commissione regionale d’inchiesta su MPS, oltre a scoprire l’acqua calda, per certi versi fornisce una ricostruzione distorta e falsata sotto alcuni aspetti, fino ad assolvere il groviglio armonioso e molti personaggi politici e para-politici. Il presidente della commissione, non doveva permettere una gestione cosi manipolatoria dei fatti. Purtroppo, i soliti signori che hanno invitato la gente al mare per far vincere il candidato del PD Valentini Bruno, forse hanno suggerito una linea ai membri delle opposizioni, per evitare un lavoro approfondito sul ruolo attivo dei deputati della Fondazione e del trasversalismo del groviglio. Siamo in attesa di leggere la relazione di minoranza. Molto curiosi.
Partiamo dai politici.
Citiamo dalla relazione: “Secondo il giudizio di molti interlocutori, tra i quali l’attuale sindaco di Siena, Bruno Valentini, ascoltato dalla Commissione, sulla Fondazione c’era un ruolo attivo delle istituzioni locali governate dalla politica, sia quella locale che, in parte minore, da quella nazionale. Valentini ha parlato di una filiera decisionale che influiva in modo forte sulle attività della fondazione e della banca, che deriva da input locali e input nazionali.”
Incredibile, chiamano Valentini Bruno e lo fanno passare come un puro, uno caduto dal pero. A parte che bisognerebbe ricordare, cari commissari regionali, che Valentini Bruno era ed è iscritto a quel partito che ha governato Siena e provincia e che lo stesso Valentini era sindaco di Monteriggioni, oltre che dipendente di Banca MPS e membro di quel sindacato bancario che aveva applaudito per l’operazione Antonveneta. Ricordare poi, visto che lo citate come interlocutore, che un suo assessore era membro della deputazione generale della Fondazione MPS sotto la presidenza Mancini e che un altro assessore, nominato da Mussari,  era nel cda di MPS leasing, sarebbe stato corretto, ma si sa come vanno certe relazioni. Per restare nell’attualità, sempre per quella “ filiera decisionale che influiva in modo forte sulle attività della fondazione e della banca, che deriva da input locali..”, il Valentini Bruno oltre ad imporre nell’attuale deputazione amministratrice la sig. Barni (sorella della vicepresidente della regione Toscana, altro ente nominante della fondazione), ha lavorato insieme al suo vicesindaco Mancuso per far nominare nel cda della banca Fiorella Bianchi e da quando è diventato sindaco di Siena, il sig. Valentini non ha perso occasione per intervenire sulla banca (rileggetevi tutte le dichiarazioni, anche fatte a borsa aperta) e per chiedere soldi alla Fondazione MPS. Questo sarebbe l’interlocutore della commissione regionale,  per far chiarezza e per fare la morale sui disastri passati?
Citiamo sempre dalla relazione: “Un altro attento osservatore delle vicende senesi, l’ex sindaco Roberto Barzanti: “siamo di fronte ad un paradosso: una riforma che doveva svincolare dalla politica la banca e renderla più internazionale, lasciando le politiche di sviluppo locali alla Fondazione, si risolve in un risultato, se non opposto, di certo non coerente con quella riforma”.”
Esatto, siamo di fronte a un paradosso: definire Barzanti attento osservatore, dimenticandosi che lo stesso è stato sostenitore in prima linea di tutti i sindaci del groviglio armonioso, incaricato da Banca e Fondazione guidate da Mussari e Mancini per i libri strenna, e che lo stesso Barzanti è stato nominato presidente della biblioteca comunale dall’ex sindaco Ceccuzzi e riconfermato dall’attuale sindaco Valentini. Altro che osservatore, era un protagonista organico del groviglio. E nella relazione è un continuo citare il Barzanti. Troppa “diavolina” scaduta ha trasformato questa relazione in un fuoco di paglia.
Citiamo dalla relazione: “Anche Simone Bezzini, allora neo segretario del Pd provinciale di Siena, udito dalla commissione riferisce: “Io da segretario provinciale commentai positivamente, fui uno dei cinquemila soggetti in Italia che commentò positivamente la vicenda Antonveneta. Se andate a prendere tutti, anche i peggiori detrattori di MPS oggi, in quella fase dicono “grande” (riferito a Banca Mps, ndr). C’è un fatto che viene riconosciuto positivo, fai un commento perché l’hanno fatto anche persone più autorevoli del sottoscritto, perché allora credo che dovreste lavorare un altro anno, perché si prendono tutte le dichiarazioni di chi le ha fatte, di personaggi che ci dovrebbero capire parecchio più di me in queste materie e dirgli: “come mai valutaste positivamente… tutti faceste ‘bravi’ in quella fase?”
A parte che Simone Bezzini, attuale consigliere regionale PD, è stato presidente della provincia di Siena (ente nominante della Fondazione), di certo non è stato ingannato da nessuno, considerato che sosteneva da politico e da soggetto istituzionale sia la gestione Mussari che quella del Mancini e non solo, Bezzini,  in una dichiarazione congiunta insieme all’ex sindaco Ceccuzzi, auspicava per Antonio Vigni un ruolo di consulente strategico per la Fondazione MPS. Esatto, proprio Antonio Vigni, il direttore generale che insieme a Mussari, ha gestito la banca. Perché  non si sono informati e documentati i commissari, prima di farsi raccontare le novelle da Bezzini?
Nella relazione della commissione, viene scritto qualcosa di agghiacciante e un falso storico, quando si afferma che nel 2011 (anno in cui Ceccuzzi e Bezzini auspicavano per Antonio Vigni un ruolo di consulente della Fondazione, dopo l’ottimo lavoro in banca eh???), gli enti locali senesi stavano lavorando per una discontinuità. Appunto, un’affermazione agghiacciante. Ma dove vivono i commissari regionali?
Poi, fanno passare il messaggio che i vertici della Fondazione MPS sono stati tratti in inganno dai vertici della Banca. Tratti in inganno? Ma che film avete visto?
Quando siamo arrivati alle azioni di responsabilità, ci siamo imbattuti nelle dichiarazioni rese alla commissione dall’attuale direttore della Fondazione MPS, Davide Usai e citiamo dalla relazione: ”Come confermato dal dott.Usai, la Fondazione MPS si è costituita nel tempo parte civile nel processo penale nei confronti di una serie di parti. Usai ha ricordato alla Commissione le principali cause in sede civile, che riguardano gli advisor per gli aumenti di capitale 2008/2011. Per advisor, secondo Usai sono intesi “i precedenti management, sia Deputazione generale che la Deputazione amministratrice “.
A qualcuno sul pianeta terra risultano azioni di responsabilità nei confronti delle passate deputazioni generali? E’ sicuro di quello che ha dichiarato il dott. Usai in commissione? Sarebbe il caso di comunicare ufficialmente, se ci sono azioni di responsabilità nei confronti delle deputazioni generali, perchè agli atti risultano solo quelle nei confronti delle deputazioni amministratrici. Forse possiamo chiederlo all’avvocato Grifoni (attuale membro della deputazione generale in rappresentanza della Curia) se ha votato (contro se stesso?), delle azioni di responsabilità nei confronti delle deputazioni generali passate (di cui lo stesso Grifoni faceva parte). Invece, di azioni di responsabilità nei confronti dei gestori delle società partecipate della Fondazione MPS si hanno notizie? Usai forse ne è informato, considerato che ha ringraziato Bonechi e i membri del cda della Sansedoni Spa per l’ottimo lavoro svolto.
E ora si arriva all’assoluzione del groviglio armonioso da parte della commissione regionale: ”Il sistema senese di relazione tra poteri, pubblici e privati, con al centro banca MPS è stato definito “groviglio armonioso” da Stefano Bisi, direttore del Corriere di Siena e dal 2014 Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. Una definizione che è diventata una fortunata metafora ripresa un po’ semplicisticamente dagli osservatori esterni, ma che non andrebbe presa troppo sul serio”.
Roba da non crederci: il groviglio sarebbe una fortunata metafora! Un minimo di vergogna, i membri della commissione regionale non lo provano? Per scrivere queste relazioni vi siete avvalsi della consulenza politica di Verdini, oltre che di quella del Barzanti o Mazzoni Della Stella?
 Ci fermiamo qui, non vogliamo tediarvi con altre ricostruzioni strampalate inserite in questo scandaloso documento.  Nella relazione manca tutta la parte relativa al controllo dell’informazione. Date retta, per i senesi e per quelli che seguono le vicende da fuori, lasciate perdere questa relazione alla “diavolina” e rileggetevi gli articoli degli ultimi 15 anni scritti da Luca Piana, Camilla Conti, Daniele Martini, Raffaella Ruscitto e riguardatevi le trasmissioni di Report.. Oppure due chiacchere con l’avvocato De Mossi, che oltre alla memoria storica, conosce bene il diritto societario, e lo conosce bene, non come certi apprendisti giuristi. Utile lettura, anche il libro di Piccini. E qui su Siena rileggetevi i vecchi post dell’Eretico, del Santo e anche i nostri, e qualche libro utile, non quelli suggeriti dal groviglio, ovviamente.
Si ricomincia come ai tempi dell’asse Verdini-PD, il primo oggi, sostituito da altri suggeritori?

HATTORI HANZO – MPS E LA CACIARA CHE GIRA INTORNO

 hanzo con spada
Difficile dare torto ad alcuni osservatori esteri, soprattutto di cultura economica anglosassone e del sud-est asiatico, che in questi giorni, nei rispettivi circoli privati, commentano la complessa situazione che si è creata intorno alla banca Monte dei Paschi. Difficile dargli torto, proprio perchè non arrivano segnali tangibili di discontinuità, non tanto in merito alle gestioni Mussari-Vigni, ma in relazione alla situazione stagnante che si trascina dalla gestione Profumo-Viola. Perchè, come sottolineano alcuni commentatori: troppo facile fare l’amministratore delegato con gli aumenti di capitale pagati dagli azionisti o nuovi investitori, soprattutto quando con quei numerosi aumenti di capitale la situazione resta stagnante e paradossalmente, non avviene il cambio dell’amministratore delegato. Questa breve considerazione, a commento di riflessioni non nostre, per sottolineare la necessità di una radicale discontinuità, per dare un segnale forte al mercato e agli investitori esteri. E il primo segnale passa dalla sostituzione dell’amministratore delegato e dal rinnovo delle classi dirigenti, che ricoprivano lo stesso ruolo con la gestione Mussari e di quelli arrivati con la gestione Profumo-Viola. Una sorta di operazione lampo, come quella avviata dal nuovo “Ad” di Unicredit, ovviamente dopo aver cambiato l’Ad. E’ chiaro che il nostro è un mero esercizio di opinione libera, ben consapevoli che non possiamo influenzare la gestione di una società per azioni. Le decisioni competono ad altri, soprattutto agli azionisti. Ricordando che stiamo parlando di una banca sottoposta alla vigilanza unica europea e non di un semplice  circolo ricreativo, come spesso viene considerata la Banca dalle diverse fazioni politiche.
Fabrizio Viola e la nuova indagine relativa alla presunta manipolazione del mercato.
I giornali, così come lo stesso Viola, confermano che c’è questa nuova indagine che oltre a Viola coinvolge l’ex presidente Profumo Alessandro. Per quanto ci riguarda non è tanto la notizia dell’indagine che dovrebbe suggerire il cambio dell’ad, ma una valutazione più articolata, che dopo una breve parentesi cercheremo di illustrare. Una breve parentesi, immedesimandoci in un qualsiasi commentatore di cultura anglosassone. Dopo la notizia della nuova indagine sulla presunta manipolazione del mercato, il sig. Viola ha tenuto a precisare che si tratta di un atto dovuto. Atto dovuto o non dovuto, in merito all’indagine i soggetti coinvolti si rapportano con la magistratura, poi magari archiviano o forse no, ma come tutti i comuni cittadini devono attendere gli esiti dell’iter giudiziario specifico e non far passare il messaggio che qualcuno è indagato “così per sport”, quasi a immedesimarsi con il ruolo di chi indaga. Come se ci fossero indagati con le corsie preferenziali. Chiusa la parentesi, illustriamo perchè serve un veloce cambio di amministratore delegato. Il sig. Viola arriva in Banca MPS con Mussari ancora presidente, e salvo sorprese non ci risultano atti o dichiarazioni, riferite al periodo di co-gestione con Mussari. All’Ad Viola, andavano bene come erano gestiti i cda presieduti da Mussari? In secondo luogo e questo è emblematico, lo storico segretario del cda delle gestioni Mussari-Vigni, Valentino Fanti, è rimasto al suo posto sia con la gestione Profumo-Viola, sia attualmente, godendo della piena fiducia dell’ad Viola. Ultima, e non di poco conto, è la riflessione relativa agli aumenti di capitale. Considerati gli aumenti di capitali e considerata la situazione stagnante, non serve un economista per capire che qualcosa non ha funzionato e non funziona. Del resto, anche il mercato sembra non comprendere le numerose interviste del dott. Viola. La domanda che riproponiamo è sempre la stessa: perché Profumo e Viola, coadiuvati da Mingrone, non hanno mai proceduto con una svalutazione totale chiedendo un maxi-aumento di capitale fin da subito? Perchè non c’è mai stato quel colpo di reni e si è preferito procedere pizzichi e bocconi? Questa è la vera questione, senza girarci intorno, ed è sufficiente per chiedere la sostituzione dell’ad, magari individuando una figura dal profilo internazionale, per arrivare allla soluzione, non più rinviabile per MPS: un’aggregazione. Cosi si chiude questa lunga traversata del deserto e sarebbe un bene per tutto il sistema bancario, per i dipendenti, per i risparmiatori.
E ora parliamo della caciara che gira intorno.
A noi non interessa, e siamo convinti che non porti a nessun risultato, inserire la questione della Banca MPS nel tritacarne dello scontro referendario, pro o contro Renzi, o nella battaglia politica anti-sistema, o in funzione elettorale in vista delle prossime elezioni politiche. Seguire questa strada, allontana la questione concreta, e favorisce la solita banda del groviglio, che con questo maldestro tentativo di buttarla in caciara,  scaricando la  responsabilità dei disastri passati, tutta su Mussari e Vigni, cerca di creare il classico calderone dove le colpe sono di tutti e di nessuno. E oggi, tutti eroi, soprattutto quelli che durante la gestione Mussari-Vigni erano in rigoroso silenzio e qualcuno addirittura, in quel lungo asse PD-Verdini, approfittava di qualche nomina. Lo stesso Falaschi, che oggi chiede il commissariamento della Banca, allora non disdegnava nomine in ambito Asl, in quota centrodestra verdiniano. Commissariare cosa, in funzione di quale piano industriale, ma soprattutto: chi li mette i soldi, per smaltire i crediti di una banca commissariata? Cerchiamo di evitare populismi “viziati”, che guarda caso scopiazzano le proposte del piddino Rossi Enrico, il quale chiedeva di esautorare i vertici della Banca, dimenticandosi di essere uno dei soggetti nominanti della Fondazione MPS e di aver sostenuto le gestioni Mussari-Vigni e Profumo-Viola. Diciamolo apertamente: ci sono pezzi di opposizione che dialogano con pezzi del PD toscano, che mal sopportano la presenza di Tononi alla presidenza della Banca, in quanto non funzionale ai grovigli locali, che spingono per commissariare la Banca o per farla nazionalizzare, ora e non allora, per ridare alla politica il controllo gestionale. Ed è per questo che la commissione regionale d’inchiesta su MPS, oltre che scoprire l’acqua calda, forse perchè i grillini regionali si sono fatti consigliare da quei “politici” senesi, neo-grillini, che avevano invitato gli elettori a recarsi al mare per far vincere il candidato sindaco del PD, non ha sviscerato le responsabilità locali del disastro passato, ma ha spostato l’attenzione sul grande complotto dei grandi poteri. E si capiscono anche i silenzi delle opposizioni sul ruolo degli ex membri delle deputazioni generali della Fondazione MPS, sulla vicenda delle sorelle Barni e su altre questioni di estrema attualità.
Anche la pretesa di un’azione di responsabilità nei confronti dei vertici della Banca, senza un supporto di un organo terzo che ne certifichi illeciti di bilancio, non poteva essere votata. Per chiuderla e per restare pragmaticamente con i piedi per terra, se a qualcuno interessa far chiarezza sul passato e su recente passato, invece di occuparvi della Banca, che oramai è sotto il controllo vigile della BCE, concentratevi sulle responsabilità della politica e della Fondazione, delle pressioni sulla gestione della Banca, in relazione alle società partecipate dalla Fondazione stessa. O forse a qualcuno, sempre sotto suggerimento, interessa di più la caciara e non la verità? La solita musica: tutti contro Mussari, con Mussari fuori gioco; tutti amici di Mussari e in fila per qualche nomina, quando Mussari era al vertice. Stessa musica, quando c’era Profumo. Ora tutti eroi per difendere i risparmiatori e per immolarsi per la causa. Più che la Banca, bisognerebbe commissariare quelli che suggeriscono la caciara. E i suggeritori forse, sono gli stessi, che applaudivano per l’acquisto di Antonveneta e per le nomine della Fondazione del 2001.
Rinnoviamo la nostra apertura di credito nei confronti del presidente Tononi e la richiesta di dimissioni per il sig. Viola.

DAL FABBRINI, ALLE BARNI, AL DALLAI: L’ETERNO RIPROPORSI DEL GROVIGLIO

fabbrini bezzini
Il torpore che avvolge la politica senese e regionale, di maggioranza e opposizione, è la cifra dei tempi del groviglio imperante, ma è anche la cifra che caratterizza il residuo del groviglio desolante. Non servono tante considerazioni rispetto ad evidenti casi di occupazione di poltrone e di mancanza di senso politico finalizzato al bene comune.
Partiamo dal caso emblematico di Alessandro Fabbrini. Piddino di lungo corso, ceccuzziano e super sponsorizzato da quello della ex provincia Simone Bezzini (quello che voleva Antonio Vigni come consulente della Fondazione MPS); Fabbrini è membro della deputazione amministratrice della Fondazione MPS, ricopre nel contempo la carica di amministratore delle Terme Antica Querciolaia, quella di vice presidente della FISES, di presidente di Apea e di amministratore di Sienambiente: dalla finanza, passando per le terme fino ai rifiuti, ecco le poltrone del Fabbrini. Che cosa aspetta a dimettersi da quattro dei cinque incarichi (soprattutto dalla Fondazione MPS)? Anzi che cosa aspettano, considerato che le società e gli enti citati, sono partecipati o gli organi degli stessi vengono nominati dagli enti locali, i consiglieri comunali e regionali a sollevare la questione in sede istituzionale?
silvana micheli
Per non farci mancare nulla, arriviamo alla segretaria provinciale del PD senese Silvana Micheli. La Micheli ex assessore con deleghe al termalismo nella giunta dell’ex presidente della provincia di Siena, ricopre nel contempo la carica di segretario del partito e quello di amministratore della società Terme Antica Querciolaia, e guarda caso i soci delle Terme sono gli enti locali della provincia di Siena guidati da esponenti del partito della Micheli. Ci sarebbe qualche conflitto d’interesse?
Luigi Dallai
Altra figura emblematica del residuo groviglio desolante, è quella del parlamentare piddino, fedelissimo di tal Lotti Luca, Luigi Dallai. Il Dallai lo trovate ovunque, agitatore nelle riunioni del partito senese, nelle foto in quasi tutte le iniziative dell’università e addirittura invitato ufficiale del comune di Siena per il Palio. Ci sorge una domanda: il parlamentare Dallai è parente di Luisa Dallai, nominata dal Comune di Siena nel cda dell’Istituto Franci?
rossi barni
Per non parlare delle politiche a “sostegno alle famiglie”, praticate sia dalla politica senese, sia da quella  regionale, non possiamo esimerci dal ricordare le sorelle Barni. Una sorella membro della deputazione amministratrice della Fondazione MPS e l’altra sorella vicepresidente della regione, facente parte della giunta regionale della Toscana (ente nominante della Fondazione MPS). Le sorelle Barni, sponsorizzate dal sindaco di Siena Valentini Bruno, da Rossi Enrico (quello che voleva i nomi del disastro MPS e si dimentica di essere soggetto nominante della Fondazione, fin dai tempi di Mussari e Mancini) e dai socialisti capitanati da Nencini. Tutto molto bello questo impegno per le famiglie, vero?
Tutto questo accade con il silenzio imbarazzante dei partiti di maggioranza (con tutte le correnti interne) e degli esponenti delle opposizioni. Ce ne fosse stato almeno mezzo, di consigliere comunale, regionale, o parlamentare, ad aver sollevato queste questioni, non di secondo piano. Nel frattempo, Rossi Enrico, Dario Parrini e la Bonafè si preparano a venire a Siena per parlare della buona politica e della città del futuro. #bonaUgo

HATTORI HANZO – FRAMMENTI DI UN PERCORSO AMOROSO AGGREGANTE

hattori hanzo

Parafrasi (agosto 2016): ho scritto Mps sulla sabbia. Te quiero!

Risposta: Tener que!